ALBANIA, PROTESTE CONTRO IL GOVERNO: STUDENTI IN PIAZZA, PARLAMENTO TORNA A RIUNIRSI GIOVEDÌ
Scontri a Tirana e manifestazioni in altre città. L’opposizione chiede un’interpellanza urgente al ministro dell’Interno, mentre si moltiplicano le richieste di dimissioni e di un’indagine sulle presunte violenze della polizia.

TIRANA – Si aggrava la crisi politica in Albania, dove le proteste antigovernative, giunte alla settima giornata secondo le informazioni diffuse, continuano a coinvolgere Tirana e altre città del Paese. La mobilitazione, inizialmente legata a rivendicazioni ambientali, si è estesa alle richieste di maggiore trasparenza, responsabilità politica e dimissioni del primo ministro Edi Rama.
Le manifestazioni si sono svolte anche a Scutari, Durazzo e Korça. Nella capitale si sono registrati scontri, incendi e danni a edifici pubblici e privati. Le forze dell’ordine hanno impiegato lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Le denunce di presunti pestaggi e arresti arbitrari, anche nei confronti di minorenni, hanno contribuito ad aumentare la tensione.
Il movimento, noto come «Rivoluzione Flamingo», è nato il 31 maggio per contestare i progetti turistici nelle aree di Zvërnec e Sazan, associati a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Alle preoccupazioni ambientali si sono aggiunte le proteste contro il costo dell’istruzione, le difficoltà occupazionali e la mancanza di prospettive per i giovani.
Il premier ha accusato Russia e Iran di alimentare i disordini attraverso falsi account sui social media, senza presentare pubblicamente prove a sostegno delle accuse. Ha inoltre annunciato premi da 2.500 euro per gli agenti impegnati negli scontri e prospettato sanzioni per gli studenti coinvolti in episodi di violenza.
La gestione dell’ordine pubblico è diventata uno dei principali punti di contestazione. Esponenti politici, accademici e rappresentanti della società civile chiedono un’indagine indipendente sulle condotte delle forze di polizia e sulle responsabilità dei loro vertici. Anche alcune figure provenienti dalle file socialiste hanno sollecitato una soluzione politica alla crisi.

Sul fronte istituzionale, il Political Dialogue Forum ha proposto un governo ad interim con mandato limitato, una riforma elettorale ed elezioni anticipate. Una dichiarazione sottoscritta da 141 docenti universitari ha chiesto le dimissioni del premier e la formazione di un esecutivo di transizione, invitando al tempo stesso i manifestanti a evitare danneggiamenti.
La crisi entra ora in una nuova fase anche sul piano parlamentare. Secondo quanto riportato dal quotidiano albanese Giornale Telegraph, il Parlamento si riunirà in seduta plenaria giovedì 22 ottobre alle 10, dopo l’annullamento della precedente sessione a causa delle proteste.
L’ordine del giorno, previsto dal decreto firmato dal presidente dell’Assemblea, Niko Peleshi, comprende diverse interpellanze ai ministri e l’esame di progetti di legge. I parlamentari dell’opposizione hanno chiesto un’interpellanza urgente con il ministro dell’Interno, Ervin Demo. I deputati Ermal Pacaj e Tedi Blushi hanno inoltre richiesto un confronto con il ministro delle Infrastrutture e dell’Energia, Enea Karakaçi, mentre Blushi ha presentato una richiesta anche nei confronti del ministro delle Finanze, Petrit Malaj.
Tra i provvedimenti in agenda figura anche l’istituzione di una commissione parlamentare speciale per la seconda fase della riforma amministrativo-territoriale. Previsto inoltre l’esame di iniziative legislative in materia di servizi di pagamento, prevenzione del riciclaggio di denaro, diritto d’autore e indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali.
Sul piano europeo, la Commissione Ue ha sottolineato che il percorso di adesione dell’Albania richiede riforme inclusive e dialogo. Le richieste di dimissioni sono state respinte dal governo, che richiama il mandato elettorale e l’obiettivo dell’integrazione europea.
La crisi si inserisce in un contesto di persistenti polemiche sulla corruzione, sulla concentrazione del potere e sull’indipendenza delle istituzioni. Le accuse rivolte a esponenti politici e funzionari restano soggette agli accertamenti previsti e non equivalgono a responsabilità definitivamente accertate.
La seduta parlamentare di giovedì rappresenterà un passaggio importante per verificare la disponibilità delle istituzioni al confronto, mentre proseguono le manifestazioni. La sfida per Tirana resta duplice: evitare una nuova escalation degli scontri e individuare una risposta politica alle rivendicazioni dei cittadini, in una fase che rischia di aggravare ulteriormente la polarizzazione del Paese.

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