ALGERIA, PENA DI MORTE: AL VIA L’ITER PARLAMENTARE PER PIROMANI E RAPITORI DI MINORI
Algeri – L’Algeria riapre ufficialmente il dossier sulla pena di morte. È iniziato all’Assemblea popolare nazionale l’esame del progetto di modifica del Codice penale che amplia…

Algeri – L’Algeria riapre ufficialmente il dossier sulla pena di morte. È iniziato all’Assemblea popolare nazionale l’esame del progetto di modifica del Codice penale che amplia la possibilità di applicare la pena capitale ad alcuni reati considerati particolarmente gravi, tra cui gli incendi dolosi e il rapimento di minori. Il disegno di legge è stato presentato dal ministro della Giustizia, Lotfi Boudjemaa, alla Commissione parlamentare per gli Affari giuridici, amministrativi, le libertà e i diritti umani.
Il provvedimento arriva dopo la direttiva impartita il 30 agosto dal presidente Abdelmadjid Tebboune, in seguito agli incendi che tra la fine di agosto e l’inizio di settembre hanno colpito diverse aree del nord-est del Paese, causando vittime e gravi danni. Tebboune aveva chiesto di modificare il Codice penale per prevedere l’esecuzione della pena capitale nei confronti degli autori e degli organizzatori degli incendi appiccati deliberatamente.
Il nuovo testo prende di mira in particolare chi provoca intenzionalmente incendi in foreste, boschi, terreni agricoli e altre aree vegetali quando tali azioni provocano la morte di una o più persone. La responsabilità potrebbe inoltre estendersi a chi finanzia, organizza, facilita, incita o partecipa a queste attività, anche attraverso strumenti digitali e social network.
Un secondo capitolo riguarda i minori. La proposta introduce la pena capitale per alcune forme particolarmente gravi di rapimento e violenza contro bambini, soprattutto nei casi accompagnati da tortura, violenza sessuale o altri trattamenti particolarmente gravi. L’obiettivo dichiarato dalle autorità è rafforzare la tutela dei minori e aumentare la deterrenza nei confronti della criminalità più grave.
Il progetto non si limita tuttavia a incendi e rapimenti. Il testo presentato in Parlamento comprende ulteriori fattispecie legate alla sicurezza dello Stato, alla criminalità organizzata, al tradimento, allo spionaggio e ad atti ritenuti idonei a minacciare la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, l’unità del Paese o la stabilità economica e ambientale.
Il tema assume un peso particolare perché l’Algeria non esegue condanne a morte dal 1993. La pena capitale è però rimasta formalmente nell’ordinamento e i tribunali hanno continuato, in alcuni casi, a pronunciare condanne alla pena capitale. Nel luglio 2025, inoltre, il suo campo di applicazione era già stato esteso ad alcuni reati legati al traffico di stupefacenti.
Il governo algerino presenta la riforma nel quadro della lotta alla criminalità grave e della necessità di rafforzare la deterrenza. Il ministro della Giustizia ha sostenuto che il progetto riflette la volontà delle autorità di garantire una risposta più incisiva contro fenomeni criminali considerati particolarmente pericolosi per la società e per la sicurezza dello Stato.
Sul fronte dei diritti umani, però, il progetto ha già provocato una forte reazione internazionale. Amnesty International ha chiesto ad Algeri di abbandonare qualsiasi piano volto ad ampliare il ricorso alla pena capitale e a riprendere le esecuzioni dopo oltre tre decenni di sospensione. L’organizzazione sostiene che la risposta agli incendi debba concentrarsi su prevenzione, indagini efficaci e responsabilità giudiziaria, senza ricorrere alla pena di morte.
Il dibattito riguarda anche gli obblighi internazionali dell’Algeria. Il Paese è parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici, il cui articolo 6 limita l’applicazione della pena capitale ai “crimini più gravi” e indica l’abolizione come obiettivo. Amnesty sostiene che un ampliamento della pena di morte a fattispecie ulteriori solleverebbe quindi rilevanti questioni sul piano del diritto internazionale.
L’analisi mostra che il dossier algerino va oltre la semplice modifica di alcune norme penali. Da una parte, le autorità intendono rispondere a incendi, rapimenti e criminalità organizzata con strumenti giudiziari più severi; dall’altra, la possibile ripresa delle esecuzioni dopo oltre trent’anni riapre un confronto delicato sul diritto alla vita, sulle garanzie processuali e sui limiti dell’intervento penale dello Stato.
Il passaggio parlamentare sarà quindi determinante. Il testo dovrà essere esaminato nelle diverse fasi dell’iter legislativo prima di diventare eventualmente legge. Nel frattempo, il caso algerino torna a porre al centro del dibattito internazionale una questione che divide profondamente governi, istituzioni e organizzazioni per i diritti umani: quale debba essere il limite della pena quando la risposta dello Stato alla criminalità più grave arriva fino alla privazione definitiva della vita.
Altro da Mondo
MondoMAROCCO-SPAGNA: ALLERTA A CEUTA, NUOVI APPELLI ONLINE PER UN INGRESSO DI MASSA
na precedente mobilitazione, registrata il 15 agosto, era stata bloccata dalle autorità marocchine prima che potesse trasformarsi in un ingresso di massa.
Mondo
