Canada, fallisce ancora il tentativo di espellere presunto boss mafioso: dopo 42 anni il caso DeMaria resta irrisolto
Le autorità canadesi sostengono che la lotta contro la criminalità organizzata richieda strumenti più efficaci per impedire che persone considerate pericolose possano rimanere sul territorio nazionale dopo aver scontato la pena.

Jimmy DeMaria, condannato per omicidio di secondo grado nel 1982, è al centro di una lunga battaglia legale. La prima richiesta di espulsione risale al 1984, quando era ancora in carcere Dopo oltre quattro decenni di tentativi, il Canada non è ancora riuscito a espellere dal Paese Jimmy DeMaria, indicato dalle autorità come una figura di vertice della criminalità organizzata italo-canadese a Toronto.
La vicenda giudiziaria di DeMaria rappresenta uno dei casi più lunghi e complessi legati alle procedure di immigrazione e sicurezza nazionale canadesi. Il primo ordine di espulsione nei suoi confronti fu emesso nel 1984, mentre l’uomo stava ancora scontando una condanna per omicidio di secondo grado.
DeMaria era stato condannato nel 1982 per l’uccisione di un uomo coinvolto negli ambienti della criminalità organizzata. Dopo dieci anni di detenzione, nel 1992, venne rilasciato, ma la procedura per la sua espulsione non si è mai conclusa.
Nel corso degli anni, diversi governi canadesi hanno cercato di allontanarlo dal territorio nazionale, sostenendo che la sua presenza rappresentasse un rischio per la sicurezza pubblica. Tuttavia, una lunga serie di ricorsi, questioni procedurali e battaglie davanti ai tribunali hanno impedito l’esecuzione definitiva del provvedimento.
Il caso ha riacceso il dibattito in Canada sulla difficoltà di espellere cittadini stranieri condannati per gravi reati, soprattutto quando sono presenti legami familiari, radicamento nel Paese e complessi ostacoli giuridici.
Le autorità canadesi sostengono che la lotta contro la criminalità organizzata richieda strumenti più efficaci per impedire che persone considerate pericolose possano rimanere sul territorio nazionale dopo aver scontato la pena.
La difesa di DeMaria, invece, ha sempre contestato le accuse relative al suo presunto ruolo nella criminalità organizzata, sostenendo che i procedimenti di espulsione debbano rispettare pienamente i diritti individuali e le garanzie previste dalla legge.
Il caso arriva in un momento in cui il Canada sta intensificando l’attenzione verso le reti criminali internazionali, compresi i gruppi mafiosi che operano nel Paese da decenni. La vicenda DeMaria è diventata così il simbolo di una lunga sfida tra sicurezza pubblica e tutela dei diritti legali: un procedimento iniziato nel 1984 che, dopo 42 anni, non ha ancora trovato una conclusione definitiva.
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