FESTA DEL CINEMA DI ROMA: MATTARELLA ALL’ANTEPRIMA SU LIVATINO, APPLAUSI PER LUNDINI E PREMIO ALLA CARRIERA A JULIANNE MOORE
Livatino, la fiction Rai diretta da Michele Placido. “Cambogia” segna il debutto alla regia di Valerio Lundini. Moore presenta “The Debut” e racconta il rapporto tra carriera e vita privata.

ROMA – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato alla Festa del Cinema di Roma all’anteprima di Livatino – Il giudice e i suoi assassini, miniserie prodotta dalla Rai e diretta da Michele Placido. La fiction racconta la storia del magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, a 37 anni, lungo la strada statale tra Caltanissetta e Agrigento. A interpretarlo è l’attore messinese Giuseppe De Domenico.
Tra i titoli in concorso per la migliore opera prima, attenzione e consensi per Cambogia, film con cui Valerio Lundini debutta alla regia. L’attore costruisce una commedia metacinematografica che gioca sul confine tra realtà e finzione. Il protagonista, Valerio De Nicolais, interpretato dallo stesso Lundini, rimane intrappolato nell’universo immaginario della serie crime in cui lavora, mentre il personaggio che interpreta si ritrova catapultato nel mondo reale. Il ribaltamento genera situazioni surreali e comiche, accompagnate da una riflessione sul rischio, per gli artisti, di restare prigionieri del ruolo che li ha resi celebri. Un film che, secondo le valutazioni richiamate dal critico Paolo Mereghetti, riesce a coniugare ironia e riflessione.
La manifestazione romana ha accolto anche Julianne Moore, protagonista di un appuntamento che unisce il riconoscimento alla carriera e la presentazione del suo ultimo film, The Debut, diretto da Jesse Eisenberg. L’attrice statunitense, premiata con l’Oscar nel 2015 per Still Alice, interpreta una donna segnata dalle difficoltà della vita che ritrova se stessa grazie alla scoperta del proprio talento sul palcoscenico di un musical. La sua interpretazione è stata accolta da calorosi applausi.
Nel corso dell’incontro con la stampa, Moore ha parlato del rapporto tra professione e quotidianità, rivendicando il desiderio di vivere lontano dai riflettori una volta terminato il lavoro. «Per lavoro e solo per lavoro mi trasformo in una star. Subito dopo mi piace vestirmi casual, fare la spesa e vivere il quartiere in cui abito, anche senza trucco», ha raccontato.
L’attrice ha inoltre respinto l’idea che il suo interesse per la vita privata implichi disinteresse per la politica e la società. Quanto ai premi, li considera importanti ma anche occasioni per riflettere sul percorso compiuto. «Il mio sentimento è soprattutto di gratitudine verso chi mi ha aiutato e mi ha permesso di essere protagonista delle proprie storie», ha spiegato, ricordando le collaborazioni con registi come Robert Altman, Steven Spielberg, Louis Malle e Pedro Almodóvar, oltre a quella con Jesse Eisenberg.
Alla domanda su ciò che la rende più orgogliosa, Moore ha indicato il figlio, descrivendolo come «un musicista meraviglioso» e «un artista». Un passaggio personale che completa il ritratto di una delle protagoniste più affermate del cinema internazionale, al centro della Festa di Roma tra riconoscimenti, nuovi progetti e riflessioni sul mestiere dell’attore.
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