MEDITERRANEO ORIENTALE, GRECIA, ITALIA, FRANCIA, CIPRO ED EGITTO INSIEME PER L’ESERCITAZIONE “MEDUSA 15/2026”
L’esercitazione proseguirà fino al 19 settembre e prevede operazioni navali, aeree e terrestri su larga scala, oltre a diversi scenari operativi basati sulle esperienze maturate nei più recenti conflitti.

ROMA– È iniziata nel Mediterraneo orientale l’esercitazione militare “MEDUSA 15/2026”, organizzata con la partecipazione di Grecia, Cipro ed Egitto. Alle manovre, che si svolgono in un’ampia area a sud-est di Creta, prendono parte con propri assetti militari anche Francia e Italia.
L’esercitazione proseguirà fino al 19 settembre e prevede operazioni navali, aeree e terrestri su larga scala, oltre a diversi scenari operativi basati sulle esperienze maturate nei più recenti conflitti.
Particolare attenzione è riservata all’impiego di sistemi senza pilota, droni FPV, capacità anti-drone e moderni strumenti di sorveglianza e contrasto delle minacce. Nell’ambito dell’esercitazione è inoltre previsto l’interesse per il sistema anti-drone greco KENTAVROS, che, secondo la fonte, sarebbe stato utilizzato contro droni degli Houthi nel Mar Rosso.
La Grecia partecipa con consistenti reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e delle Forze per le Operazioni Speciali. Nell’area delle esercitazioni sono previsti fregate, sottomarini, unità navali veloci, una portaelicotteri egiziana, aerei da combattimento, elicotteri, unità terrestri e reparti delle Forze Speciali.
All’esercitazione partecipano inoltre, in qualità di osservatori, esponenti delle Forze Armate di Serbia, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Mozambico.
Tra gli obiettivi principali delle manovre figurano il rafforzamento dell’interoperabilità tra le Forze Armate dei diversi Paesi, lo sviluppo di una comune capacità operativa e il potenziamento del coordinamento tra assetti terrestri, navali e aerei. Il programma comprende inoltre scenari di operazioni anfibie e speciali.
La stampa greca sottolinea infine che l’esercitazione si svolge in un’area che, secondo le valutazioni riportate dalla fonte, si sovrappone alla zona interessata dall’accordo sulle delimitazioni marittime firmato nel 2019 tra Turchia e Libia.
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