MIGRAZIONE, IL DRAMMA DEI BAMBINI NEL MEDITERRANEO: QUANTE ALTRE VITE DEVONO ESSERE PERSE?
SAVE THE CHILDREN: OLTRE 32.700 MORTI O DISPERSI DAL 2014. TRA LE VITTIME ANCHE MIGLIAIA DI MINORI. IL SOGNO DI UNA VITA MIGLIORE NON PUÒ TRASFORMARSI IN UNA CONDANNA A MORTE

ROMA – C'è un numero che dovrebbe pesare sulla coscienza dell'Europa: oltre 32.700 persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 2014, secondo i dati riportati da Save the Children. Tra loro, bambini, bambine e adolescenti che hanno affrontato il mare non per scelta, ma nella speranza di raggiungere un luogo sicuro e costruire una vita diversa.
È difficile accettare che, dopo anni di naufragi, tragedie e appelli internazionali, il Mediterraneo continui a essere una frontiera dove il rischio di morire accompagna chi fugge da guerre, persecuzioni, violenze e condizioni di estrema povertà. Il problema non può essere ridotto soltanto al controllo delle frontiere. Quando su un'imbarcazione viaggiano bambini, la prima domanda dovrebbe essere come salvarli, non soltanto come impedire loro di arrivare.
Save the Children sostiene che le politiche europee sempre più orientate alla sicurezza e al rafforzamento dei confini rendano più pericoloso il percorso dei minori e chiede canali regolari e sicuri di accesso all'Europa, insieme a un sistema coordinato di ricerca e soccorso in mare. Si tratta di una posizione dell'organizzazione, che critica l'approccio prevalentemente securitario adottato dall'Europa.
Nel 2025, secondo i dati citati dall'organizzazione, sono arrivate in Italia via mare 50.098 persone, tra cui 9.156 minori stranieri non accompagnati, pari al 18% degli arrivi. Numeri che mostrano quanto i minori rappresentino una componente particolarmente vulnerabile del fenomeno migratorio.
Ma dietro ogni cifra c'è una storia. C'è un bambino che avrebbe dovuto pensare alla scuola, alla famiglia, agli amici, al futuro. Invece si ritrova su un'imbarcazione sovraffollata, affidato a un mare che può diventare una tomba.
Non è accettabile che il sogno di una vita migliore debba passare attraverso il rischio di perdere la vita. L'Europa ha il diritto di governare i propri confini e di contrastare i trafficanti, ma il controllo delle frontiere non può cancellare il dovere di proteggere chi è più vulnerabile.
La vera sfida è impedire che bambini e famiglie siano costretti a scegliere tra due pericoli: restare in condizioni disperate oppure affidarsi a trafficanti e traversate mortali. Servono responsabilità condivise, percorsi legali e sicuri, soccorsi efficaci e una politica europea capace di affrontare il fenomeno senza dimenticare che, prima dei numeri, ci sono persone e soprattutto bambini.
Il Mediterraneo non può diventare un enorme cimitero dove scompaiono anche i sogni di chi cercava soltanto un futuro.
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