GRANDI EVENTI E PREZZI, QUANDO L’OSPITALITÀ DIVENTA UNA SPECULAZIONE
Alberghi, ristoranti, taxi e affitti: ogni grande manifestazione rischia di trasformarsi in un’occasione per aumentare i prezzi. Dal Festival di Venezia alla finale di Champions League, il fenomeno si ripete. E a pagare sono visitatori, tifosi, giornalisti e operatori.

ROMA- C’è una domanda che ormai si ripete dopo ogni grande evento: quanto costa davvero partecipare? Non soltanto il biglietto, il viaggio o l’ingresso alla manifestazione, ma soprattutto dormire, mangiare e spostarsi nella città che ospita l’evento.
Purtroppo non è una novità. Ogni volta che una città accoglie un appuntamento internazionale importante, una parte del settore dell’ospitalità sembra considerare quell’occasione come il momento ideale per aumentare sensibilmente le tariffe. Alberghi, ristoranti, taxi, affitti brevi e altri servizi finiscono spesso sotto i riflettori per prezzi che, in alcuni casi, sembrano difficili da giustificare.
L’ultimo caso è quello della Mostra del Cinema di Venezia. Il direttore Alberto Barbera ha parlato apertamente di aumenti del 40-50% per alcune strutture del Lido e ha criticato una logica che rischia di allontanare proprio quelle persone che contribuiscono al successo internazionale della manifestazione.
Ma Venezia non è un caso isolato. Lo stesso copione si è visto in occasione di grandi fiere, eventi sportivi e manifestazioni internazionali. Basti pensare alle città che ospitano una finale di Champions League UEFA: quando arrivano migliaia di tifosi, giornalisti e operatori da diversi Paesi, le tariffe degli alberghi possono aumentare in maniera considerevole. E un discorso simile riguarda le grandi fiere di Milano, dove durante gli appuntamenti internazionali la domanda di camere e servizi cresce rapidamente.
È evidente che domanda e offerta facciano parte del mercato. Ma il mercato non dovrebbe diventare una giustificazione automatica per qualsiasi prezzo. Se una camera che normalmente costa una certa cifra viene proposta a un multiplo durante i giorni dell’evento, la domanda da porsi è se si stia semplicemente seguendo il mercato oppure se si stia approfittando di una situazione eccezionale.
Il problema non riguarda soltanto il turista. Colpisce anche chi lavora negli eventi: giornalisti, tecnici, organizzatori, delegazioni, professionisti e giovani che spesso devono sostenere personalmente costi sempre più elevati. Alla fine, un grande evento rischia di diventare accessibile soltanto a chi dispone di risorse economiche molto alte.
E qui emerge una contraddizione. Le città investono per attrarre grandi manifestazioni perché queste portano visibilità internazionale, turismo, lavoro e ricadute economiche sul territorio. Ma se, nello stesso momento, alcuni operatori aumentano eccessivamente i prezzi, il rischio è di danneggiare proprio quell’evento che dovrebbe generare benefici per tutti.
Non si tratta di criminalizzare alberghi, ristoratori o tassisti. Si tratta di chiedere responsabilità. Un grande evento dovrebbe essere una festa per la città e un’opportunità per il territorio, non una licenza per spremere chi arriva.
La vera sfida, dunque, è trovare un equilibrio: guadagnare quando arriva più gente, certamente, ma senza trasformare l’ospitalità in una barriera. Perché se ogni grande evento diventa sinonimo di prezzi fuori controllo, prima o poi visitatori, organizzatori e operatori potrebbero scegliere altre destinazioni.
E allora il conto non lo pagherebbe soltanto il turista. Lo pagherebbe l’intera città.
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