IRAN, È ALLARME INFERMIERI: OSPEDALI IN CRISI E DECINE DI MIGLIAIA FUORI DAL LAVORO
Mancano almeno 100 mila infermieri, mentre migliaia di giovani formati non trovano un posto nel sistema pubblico. Bassi salari, condizioni di lavoro difficili ed emigrazione stanno svuotando gli ospedali.

ROMA-Il sistema sanitario iraniano è alle prese con una crisi sempre più difficile da nascondere: mancano almeno 100 mila infermieri, mentre decine di migliaia di professionisti già formati sono fuori dagli ospedali, scoraggiati da salari insufficienti, condizioni di lavoro pesanti e prospettive professionali sempre più incerte.
A lanciare l'allarme è Mohammad Sharifi-Moghaddam, segretario generale dell'Associazione degli Infermieri, secondo cui tra 60 e 70 mila infermieri sarebbero oggi impossibilitati o non motivati a tornare al lavoro. Una situazione che rischia di trasformarsi rapidamente in un problema diretto per i pazienti e per la qualità dell'assistenza.
Il paradosso è evidente: l'Iran continua a formare personale sanitario, ma non riesce a utilizzarlo adeguatamente. Ogni anno vengono formati migliaia di nuovi infermieri, mentre le assunzioni nel settore pubblico restano molto più basse. Il risultato è un sistema incapace di assorbire le proprie risorse umane e, contemporaneamente, sempre più bisognoso di personale.
Dietro questa fuga dagli ospedali ci sono soprattutto stipendi considerati insufficienti, discriminazioni, turni pesanti e condizioni di lavoro difficili. Molti professionisti scelgono di emigrare, altri cercano occupazioni differenti e altri ancora preferiscono restare a casa piuttosto che continuare una professione che non garantisce più sicurezza economica e dignità lavorativa.
La questione salariale è diventata uno dei simboli della crisi. Secondo Sharifi-Moghaddam, uno stipendio di circa 25 milioni di toman non rappresenterebbe più un incentivo sufficiente per molti infermieri a rimanere nel settore.
Ma il problema non riguarda soltanto chi è già entrato nella professione. Anche i giovani laureati incontrano enormi difficoltà a trovare un impiego nel sistema pubblico. Ogni anno migliaia di nuovi professionisti restano senza un posto stabile, mentre una parte di quelli che riescono a essere assunti finisce successivamente per abbandonare il lavoro.
È una contraddizione che pesa direttamente sulla salute della popolazione: da una parte si formano nuovi infermieri, dall'altra gli ospedali continuano a denunciare una grave carenza di personale.
Se questa tendenza non verrà invertita, il rischio è che la crisi degli infermieri diventi una delle emergenze strutturali più gravi della sanità iraniana. Meno personale significa più pressione sui professionisti rimasti, maggiore possibilità di errori, tempi di assistenza più difficili da gestire e un sistema sempre più fragile.
Non basta quindi aumentare i posti nelle università. Formare infermieri che poi emigrano, cambiano mestiere o restano a casa non risolve la crisi. La vera emergenza è creare le condizioni economiche e professionali per permettere a questi lavoratori di restare negli ospedali.
La fotografia che emerge è quella di una sanità sotto pressione, nella quale il capitale umano viene formato ma non valorizzato. E quando gli infermieri abbandonano gli ospedali, a pagare il prezzo più alto non sono soltanto loro: sono i pazienti e l'intero sistema sanitario.
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