ISRAELE AL VOTO, EXIT POLL: BLOCCO ANTI-NETANYAHU IN TESTA, MA SENZA MAGGIORANZA
Il Likud del premier uscente risulta il primo partito, mentre l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot avrebbe più seggi nel complesso. Affluenza al 74,3%, il dato più alto dal 1988 a quest’ora. Decisivo il risultato dei partiti arabi.

GERUSALEMME- Le prime proiezioni diffuse dalle emittenti televisive israeliane delineano uno scenario senza un vincitore netto alle elezioni per la Knesset. Il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu risulta il partito più votato secondo gli exit poll, ma il blocco delle forze contrarie al premier, guidato da Gadi Eisenkot, avrebbe un numero complessivo di seggi superiore. Nessuno dei due schieramenti, tuttavia, raggiungerebbe autonomamente la maggioranza parlamentare.
Secondo le proiezioni pubblicate da Channel 12, Channel 13 e dall’emittente pubblica Kan, il Likud otterrebbe tra 24 e 25 seggi sui 120 della Knesset, mentre il partito centrista Yashar, guidato da Eisenkot, si attesterebbe tra 21 e 23 seggi.
Il blocco antiNetanyahu viene stimato tra 52 e 53 seggi, contro i circa 50 attribuiti allo schieramento di destra e religioso che sostiene il premier. Per ottenere la maggioranza assoluta sono necessari almeno 61 seggi.
IL RUOLO DECISIVO DEI PARTITI ARABI
Uno degli elementi più rilevanti del voto è rappresentato dal risultato delle forze politiche arabe, che secondo gli exit poll potrebbero conquistare complessivamente tra 17 e 18 seggi, un livello particolarmente elevato.
Questi partiti si oppongono a Netanyahu, ma non fanno automaticamente parte del blocco politico ebraico anti-premier. Il loro eventuale sostegno potrebbe diventare determinante nelle trattative per
la formazione del nuovo governo, anche se un accordo non è scontato.
Tra le altre formazioni, il partito B’Yachad dell’ex premier Naftali Bennett viene accreditato di 12-14 seggi. La Lista Comune araba potrebbe ottenerne circa 10-11, mentre i Democratici si collocherebbero intorno ai 9-10. Yisrael Beytenu, guidato da Avigdor Liberman, viene stimato tra 8 e 9 seggi.
Gli exit poll attribuiscono inoltre circa 7 seggi ciascuno a Ra’am e a Otzma Yehudit, mentre Shas, Ebraismo Unito della Torah e Sionismo Religioso si collocherebbero intorno ai 6 seggi.
Le cifre sono ancora provvisorie e possono variare con l'avanzare dello scrutinio.
AFFLUENZA RECORD: 74,3% ALLE ORE 20
Un altro dato significativo riguarda la partecipazione elettorale. Secondo la Commissione elettorale centrale, alle ore 20 aveva votato il 74,3% degli aventi diritto, pari a oltre 5,4 milioni di cittadini.
Il dato supera nettamente il 66,3% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022 e rappresenta il livello più alto a quell'ora dal 1988, secondo le informazioni riportate dal Times of Israel.
In alcune località l'affluenza ha raggiunto livelli eccezionali: nella cittadina costiera di Bat Hen è arrivata al 97,9%, mentre a Rahat, città a maggioranza beduina, si è attestata al 79,8%. A Tel Aviv ha raggiunto il 63,6% e a Gerusalemme il 62%.
LA FORMAZIONE DEL GOVERNO RESTA INCERTA
La partita politica si sposta ora sulla capacità dei leader di costruire una maggioranza parlamentare. Netanyahu può rivendicare il risultato del Likud come primo partito, mentre Eisenkot può richiamare il vantaggio numerico del blocco delle opposizioni.
Il presidente israeliano Isaac Herzog, una volta disponibili i risultati ufficiali e dopo le consultazioni con i rappresentanti dei partiti entrati alla Knesset, dovrà affidare l'incarico di formare il governo al candidato che riterrà maggiormente in grado di ottenere la fiducia parlamentare.
Il fatto che il Likud risulti il primo partito non garantisce automaticamente a Netanyahu l'incarico, così come il vantaggio complessivo dell'opposizione non assicura a Eisenkot una maggioranza.
Le trattative potrebbero quindi coinvolgere partiti centristi, formazioni religiose e rappresentanti arabi, con negoziati destinati a definire possibili accordi politici e programmatici.
Resta aperta anche l'ipotesi di una nuova crisi istituzionale qualora nessuno dei due schieramenti riuscisse a raccogliere il sostegno necessario. Israele ha già attraversato una lunga fase di instabilità tra il 2019 e il 2022, quando si sono svolte cinque tornate elettorali.
Il quadro resta dunque provvisorio: gli exit poll indicano un Parlamento frammentato, con il Likud primo partito e le opposizioni complessivamente avanti, ma senza una maggioranza già definita. Soltanto lo scrutinio ufficiale e le successive consultazioni chiariranno chi avrà la possibilità concreta di guidare il prossimo governo israeliano.
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