Lazio, il caso Floridi accende il dibattito: dalla contestazione a Lotito agli attacchi personali
Il responsabile della comunicazione biancoceleste finisce nel mirino di una parte della tifoseria con l’accusa di avere la fede romanista

ROMA- Negli ultimi mesi il clima attorno alla Lazio si è progressivamente inasprito. La contestazione dei tifosi biancocelesti nei confronti del presidente Claudio Lotito è diventata sempre più forte e diffusa, con l’assenza allo stadio e i mancati rinnovi di gran parte degli abbonamenti, alimentando un dibattito costante sulle scelte societarie, sulla gestione del club e sulle prospettive future della squadra. Tuttavia, nelle ultime settimane, il confronto sembra aver oltrepassato i confini della critica tradizionale per spostarsi verso un terreno più personale. L'ultimo nome finito al centro delle polemiche è quello di Emanuele Floridi, responsabile della strategia e dell'organizzazione della comunicazione della S.S. Lazio.
Una figura professionale chiamata dalla società per guidare e coordinare le attività comunicative del club, ma che oggi si trova al centro di un acceso dibattito social. L'accusa avanzata da alcuni tifosi è tanto semplice quanto pesante: Floridi sarebbe tifoso della Roma. Un'affermazione che, se portata nel contesto di una società calcistica fortemente identitaria come la Lazio, finisce inevitabilmente per mettere in discussione non solo la figura professionale ma anche la sua credibilità agli occhi di una parte della tifoseria.
Il punto, però, resta uno solo: quali sono le prove? Perché sostenere che una persona sia tifosa di una squadra rivale non equivale a esprimere un'opinione o una sensazione. Si tratta di un'accusa precisa che, soprattutto quando viene utilizzata per delegittimare il ruolo di un professionista, dovrebbe essere accompagnata da elementi concreti e verificabili. Al contrario, il dibattito si è sviluppato prevalentemente sui social network, dove insinuazioni e ricostruzioni hanno preso rapidamente il posto dei fatti. Eppure esistono anche elementi che raccontano una storia diversa.
Sul profilo X di Floridi sono presenti nel tempo riferimenti pubblici alla Lazio, tra cui una fotografia risalente al 26 maggio 2013, giorno della storica finale di Coppa Italia vinta dai biancocelesti contro la Roma. In quello scatto Floridi compare accanto all'allora direttore sportivo Igli Tare, in un contesto che testimonia una vicinanza all'ambiente laziale difficilmente conciliabile con la narrazione costruita da chi oggi lo accusa.
Al di là della questione legata alla fede calcistica, il caso Floridi solleva un interrogativo più ampio. È legittimo contestare Lotito? Certamente sì. È altrettanto legittimo criticare le scelte della società, le strategie comunicative, il mercato o la gestione complessiva del club. Fa parte della normale dialettica tra una società sportiva e la propria tifoseria. Diverso è però trasformare chiunque lavori per la Lazio in un bersaglio personale.
Per molti osservatori, infatti, Floridi starebbe pagando soprattutto il fatto di essere stato scelto da Lotito. In una fase storica caratterizzata da una forte opposizione nei confronti dell'attuale proprietà, qualsiasi figura che entri a far parte dell'organigramma societario rischia di essere valutata prima per la sua vicinanza alla dirigenza e solo dopo per il lavoro svolto. Il ruolo di Floridi, del resto, è chiaramente definito. Non è un dirigente sportivo chiamato a costruire la squadra, né una figura rappresentativa della tifoseria. È un professionista della comunicazione, incaricato di gestire i rapporti con i media, tutelare l'immagine del club, coordinare le strategie comunicative e valorizzare il brand Lazio. Come ogni professionista, il suo operato può essere analizzato, criticato o giudicato sulla base dei risultati. Si può ritenere efficace o inefficace la sua strategia comunicativa. Si possono condividere o contestare i messaggi trasmessi dalla società. Ma il giudizio dovrebbe restare legato al lavoro svolto.
Anche perché Floridi non è rimasto estraneo al confronto con l'ambiente laziale. Nei mesi scorsi è intervenuto pubblicamente sul rapporto tra la società e la tifoseria, affrontando apertamente il tema della contestazione e invitando a riportare il dibattito sui temi concreti che riguardano il futuro del club. Il rischio, secondo molti, è che la tensione crescente finisca per alimentare una sorta di ricerca continua del "nemico", nella quale ogni figura vicina alla società venga automaticamente considerata parte del problema. Ma una cosa è la critica, un'altra è la caccia alle streghe. Se esistono elementi concreti a sostegno delle accuse, è giusto che vengano mostrati e discussi pubblicamente. In caso contrario, il rischio è quello di trasformare sospetti e percezioni in verità indiscutibili.
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