Slovenia, bufera sulla presidente Nataša Pirc Musar: accuse di possibili legami con una rete di influenza russa
La presidente slovena Nataša Pirc Musar respinge le accuse e nega ogni legame con l’intelligence russa. Il caso apre un acceso dibattito politico sulla sicurezza nazionale, sulle interferenze straniere e sulla tutela delle istituzioni democratiche.

ROMA-La presidente slovena respinge ogni accusa e parla di insinuazioni senza fondamento. Il caso nasce dai rapporti personali di alcune persone della sua cerchia con ambienti legati alla Russia e apre un dibattito sulla sicurezza nazionale.
Una crisi politica e istituzionale sta scuotendo la Slovenia. La presidente della Repubblica Nataša Pirc Musar è finita al centro di una polemica dopo accuse politiche e mediatiche che ipotizzano possibili collegamenti tra persone del suo ambiente personale e una presunta rete di influenza russa. La presidente, attraverso il suo ufficio, ha respinto con decisione ogni accusa, negando qualsiasi collaborazione con servizi segreti stranieri.
La vicenda riguarda soprattutto i rapporti della presidente con Viktorija Krivolucka, una sua conoscente di lunga data di origine russa, e alcune ricostruzioni relative ai suoi precedenti legami personali con Roman Jeglič, ex funzionario dell’intelligence slovena. Secondo alcune inchieste giornalistiche, questi collegamenti hanno sollevato interrogativi politici sulla possibilità di rischi per la sicurezza nazionale.
Le accuse sono state portate avanti in particolare da esponenti dell’opposizione, che hanno chiesto al Governo di valutare la sospensione della trasmissione di informazioni riservate alla presidente in attesa di chiarimenti. Il deputato Žan Mahnič ha sostenuto la necessità di fermare temporaneamente l’invio di rapporti delle strutture di sicurezza alla Presidenza, ipotizzando possibili rischi legati a una presunta rete di influenza russa.
Il Palazzo presidenziale ha reagito duramente, definendo false le accuse e sottolineando che non esistono prove che dimostrino un coinvolgimento della presidente con servizi di intelligence russi. Secondo l’ufficio di Pirc Musar, le ricostruzioni pubbliche sarebbero basate su collegamenti indiretti e su interpretazioni politiche di rapporti personali.
La questione ha assunto una dimensione istituzionale perché riguarda il rapporto tra sicurezza nazionale e funzionamento delle istituzioni democratiche. In Slovenia, come in altri Paesi europei, il tema delle possibili interferenze straniere è diventato sempre più sensibile dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’aumento delle attività di intelligence straniere in Europa. Il dibattito ora si concentra su un punto fondamentale: distinguere tra legittime verifiche sulla sicurezza dello Stato e accuse politiche che devono comunque essere sostenute da elementi concreti.
Anche alcuni esponenti politici hanno invitato alla prudenza, sottolineando che in materia di sicurezza nazionale servono fatti e valutazioni delle autorità competenti, non soltanto dichiarazioni pubbliche. L’ex premier Robert Golob ha chiesto una riunione del Consiglio nazionale per la sicurezza per chiarire la situazione, affermando che nessun politico serio dovrebbe accusare qualcuno di essere una spia senza prove.
La Slovenia si trova quindi davanti a una fase delicata. Da una parte c’è la necessità di proteggere le istituzioni da possibili influenze straniere; dall’altra c’è il dovere di garantire il principio della presunzione di innocenza e il rispetto della verità dei fatti.
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