Ceferin non corre per la presidenza FIFA: una scelta coerente, ma il calcio mondiale ha bisogno di una nuova visione
Il calcio mondiale ha bisogno di una leadership più vicina ai protagonisti del campo, alle federazioni e ai tifosi.

DUNDAR KESAPLI
ROMA- La decisione di Aleksander Ceferin di non candidarsi alla presidenza della FIFA nel 2027 può essere letta come una scelta di responsabilità e coerenza. Il presidente della UEFA, alla guida del calcio europeo dal 2016, ha costruito negli anni un’immagine di dirigente capace di difendere gli interessi delle federazioni europee e di mantenere un certo equilibrio istituzionale in un periodo complesso per il calcio internazionale.
Ceferin ha dimostrato professionalità e capacità gestionale alla UEFA, soprattutto nella difesa del modello europeo basato sul ruolo centrale dei club, delle competizioni nazionali e della tradizione sportiva. La sua decisione di non puntare alla poltrona FIFA rafforza anche la sua posizione critica nei confronti dell’attuale leadership mondiale.
Tuttavia, il calcio internazionale si trova davanti a una fase delicata. Dopo diverse controversie e scelte discusse durante la presidenza di Gianni Infantino, dalla gestione dei rapporti con le grandi federazioni fino ai progetti più controversi come l’apertura della FIFA a investitori privati, l’organizzazione mondiale ha bisogno di recuperare credibilità e fiducia.
La FIFA non può essere soltanto una macchina economica globale: deve rappresentare i valori dello sport, la trasparenza, il dialogo e l’equilibrio tra tutte le realtà calcistiche del mondo. La prossima presidenza dovrà quindi portare una nuova immagine, capace di unire innovazione e rispetto della storia del calcio.
Ceferin ha scelto di rimanere alla UEFA e di non trasformare la sua opposizione a Infantino in una corsa personale al potere. Una posizione che può essere considerata un segnale di maturità politica. Ma allo stesso tempo emerge una domanda importante: chi sarà in grado di guidare la FIFA verso una nuova fase?
Il calcio mondiale ha bisogno di una leadership più vicina ai protagonisti del campo, alle federazioni e ai tifosi. La poltrona della FIFA richiede oggi non solo capacità manageriali, ma soprattutto autorevolezza morale e una visione internazionale capace di superare divisioni e interessi particolari.
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