Ceuta, Sánchez assolve il Marocco: «La crisi alimentata dalla disinformazione»
Il premier spagnolo accusa reti russe e israeliane e l’ultradestra di aver diffuso false informazioni sui social. Rabat, invece, avrebbe garantito una collaborazione immediata. Annunciata anche la visita di Felipe VI a Ceuta e Melilla.

MADRID — La crisi migratoria di Ceuta entra nel cuore dello scontro politico spagnolo. Il premier Pedro Sánchez ha difeso apertamente il Marocco, escludendo che Rabat abbia avuto un ruolo nell'arrivo massiccio di migranti nella città autonoma.
Secondo Sánchez, le autorità marocchine avrebbero collaborato con Madrid fin dalle prime ore dell'emergenza. La responsabilità, invece, sarebbe da ricercare nella disinformazione diffusa sui social network, alimentata da organizzazioni criminali e da reti straniere.
Il presidente ha accusato in particolare Russia, Israele e una «internazionale ultradesta» di aver contribuito alla diffusione di informazioni false sulla legislazione spagnola e sulle possibilità di ingresso e permanenza a Ceuta.
Le accuse hanno provocato immediate reazioni. Israele e Russia hanno respinto categoricamente le dichiarazioni di Sánchez.
Felipe VI pronto a visitare Ceuta
Nel pieno della crisi, Sánchez ha annunciato anche una futura visita di re Felipe VI a Ceuta e Melilla, senza però indicare una data precisa.
Si tratterebbe di un gesto dal forte valore politico e simbolico, considerando la sensibilità del Marocco sulla sovranità delle due città. La visita potrebbe quindi rafforzare la presenza dello Stato spagnolo, ma allo stesso tempo creare nuove tensioni con Rabat.
Sánchez guarda già al 2027
Il premier ha difeso la gestione della crisi e respinto le accuse di aver lasciato sola Ceuta. Ha inoltre confermato che le elezioni generali si terranno nel 2027 e che intende completare la legislatura e ricandidarsi.
Sánchez ha attaccato duramente il Partido Popular e Vox, sostenendo che una loro eventuale vittoria rappresenterebbe una «involuzione» per la Spagna.
La crisi di Ceuta diventa così molto più di un'emergenza migratoria: è ormai uno scontro politico e diplomatico che coinvolge Marocco, Europa, sicurezza, disinformazione e le future elezioni spagnole.
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