ALGERIA, UN CARCERE NEL CUORE DEL SAHARA PER I “BARONI DELLA DROGA”: LA STRETTA DI TEBBOUNE CONTRO IL NARCOTRAFFICO
Una caserma delle Forze armate nel deserto del Tanezrouft sarà trasformata in un istituto di massima sicurezza. Il governo algerino annuncia anche un organismo specializzato contro il traffico di stupefacenti dopo il maxi sequestro di oltre 10 milioni di capsule di pregabalin e 33,4 chili di cocaina

ALGERI – Una prigione nel cuore del Sahara per i principali trafficanti di droga. È la decisione annunciata dalle autorità algerine nell'ambito di una nuova strategia di contrasto al narcotraffico, con l'obiettivo dichiarato di colpire alla radice le organizzazioni criminali e rafforzare il controllo dello Stato sui circuiti della droga.
La decisione è stata assunta dall'Alto Consiglio di sicurezza, riunito sotto la presidenza del capo dello Stato Abdelmadjid Tebboune, comandante supremo delle Forze armate e ministro della Difesa nazionale.
Secondo quanto comunicato dalla Presidenza della Repubblica, una caserma delle Forze armate situata nel Tanezrouft, una delle zone più remote e inospitali del Sahara algerino, sarà trasformata in un carcere di massima sicurezza destinato ai cosiddetti “baroni della droga e ai loro trafficanti”.
Una scelta dal forte valore simbolico e operativo: portare i detenuti più pericolosi lontano dai principali centri urbani, in una regione caratterizzata da condizioni ambientali estreme e da collegamenti particolarmente difficili.
NEL DESERTO, DOVE IL TERRITORIO DIVENTA UNA BARRIERA
Il Tanezrouft si estende nel Sahara sud-occidentale algerino, a ovest del massiccio dell'Hoggar e lungo l'asse che conduce verso la frontiera con il Mali.
È una regione quasi completamente disabitata, con scarsissime risorse idriche e pochissimi riferimenti naturali. Durante i mesi estivi le temperature possono superare i 50 gradi.
Proprio queste caratteristiche rendono l'area particolarmente difficile da raggiungere e collegare con i grandi centri abitati.
Le autorità, tuttavia, non hanno ancora fornito dettagli fondamentali sul progetto: non è stata indicata l'esatta ubicazione della struttura, né la sua capacità, i tempi necessari per la trasformazione della caserma o il regime di detenzione che verrà applicato.
La decisione rappresenta comunque un segnale politico molto forte.
UNA NUOVA STRUTTURA CONTRO IL NARCOTRAFFICO
Il piano non si limita alla creazione del carcere.
L'Alto Consiglio di sicurezza ha infatti disposto anche la creazione di un organismo specializzato nel contrasto al traffico di stupefacenti, sul modello di strutture operative già presenti in altri Paesi.
L'obiettivo è concentrare competenze e strumenti investigativi nella lotta contro le organizzazioni che gestiscono il traffico di droga.
Anche su questo fronte, però, restano da chiarire la composizione dell'organismo, la sua catena di comando e il rapporto con le forze di polizia e gli altri apparati statali già impegnati nella lotta al narcotraffico.
IL MAXI SEQUESTRO CHE HA ACCELERATO LA STRETTA
La decisione arriva meno di due settimane dopo una delle più grandi operazioni antidroga mai annunciate dalla Direzione generale della Sicurezza nazionale algerina.
Il bilancio dell'operazione è impressionante: sequestrate 10.402.700 capsule di pregabalin da 300 milligrammi, sostanza farmaceutica utilizzata anche come psicotropo, oltre a 33,4 chilogrammi di cocaina.
Secondo la procura presso il polo penale nazionale per la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata transnazionale del tribunale di Sidi M'Hamed, ad Algeri, la rete criminale sarebbe stata composta da circa 50 persone.
Ventuno? No: secondo il bilancio riportato dalle autorità, 25 sospettati sono stati arrestati e posti in custodia cautelare, mentre altri 25, di diverse nazionalità, risultano ricercati.
Numeri che mostrano la dimensione internazionale delle reti criminali e la capacità del narcotraffico di muovere enormi quantità di sostanze attraverso le frontiere.
LA DROGA COME MINACCIA ALLA SICUREZZA NAZIONALE
La scelta di inserire il contrasto al narcotraffico nella strategia dell'Alto Consiglio di sicurezza evidenzia un'evoluzione significativa.
La droga non viene considerata soltanto come un problema di ordine pubblico o di criminalità comune, ma come una questione collegata alla sicurezza nazionale.
Le organizzazioni criminali che controllano il traffico di stupefacenti dispongono infatti di denaro, reti transnazionali, intermediari e capacità logistiche.
Per questo, secondo la linea adottata dalle autorità algerine, la risposta deve essere altrettanto strutturata: intelligence, controlli, cooperazione tra apparati di sicurezza, indagini finanziarie e capacità di colpire i vertici delle organizzazioni.
IL SAHARA E LA DIMENSIONE REGIONALE
La posizione geografica dell'Algeria rende il tema ancora più delicato.
Il Paese dispone di una delle frontiere terrestri più estese dell'Africa e confina con aree interessate da instabilità e traffici illegali.
Il Tanezrouft, in particolare, si trova lungo una direttrice che conduce verso il Mali, inserendosi in uno spazio geografico nel quale sicurezza, traffici transfrontalieri e criminalità organizzata possono intrecciarsi.
Il controllo del territorio desertico diventa quindi una componente fondamentale della strategia di sicurezza di Algeri.
UNA LINEA DURA CHE MANDA UN MESSAGGIO
Il carcere nel Sahara è anche un messaggio politico.
L'Algeria vuole comunicare ai grandi trafficanti che lo Stato intende aumentare il livello della risposta e che le organizzazioni criminali non possono considerare il territorio nazionale uno spazio senza controllo.
La vera efficacia della strategia, tuttavia, non si misurerà soltanto dalla costruzione di una nuova struttura penitenziaria.
Sarà necessario verificare nel tempo se il nuovo dispositivo riuscirà realmente a ridurre il traffico, smantellare le reti criminali, colpire i finanziatori e impedire che nuove organizzazioni prendano il posto di quelle individuate dalle autorità.
Il dato più importante resta quindi quello operativo.
Non basta arrestare i corrieri: bisogna arrivare ai vertici. Non basta sequestrare la droga: bisogna seguire il denaro. Non basta controllare le frontiere: bisogna smantellare le organizzazioni.
La nuova prigione nel cuore del Sahara e l'annunciato organismo specializzato rappresentano, almeno nelle intenzioni delle autorità algerine, l'inizio di una fase più dura nella lotta contro il narcotraffico.
E il messaggio di Algeri appare inequivocabile: contro i grandi trafficanti, lo Stato vuole portare la propria risposta anche nel luogo più remoto del deserto.
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