CREMA, AGGRESSIONE A DUE SEDICENNI: DUE EGIZIANI IN CARCERE. ORA L’ESPULSIONE: «BASTA IMPUNITÀ»
Un’aggressione brutale, un ragazzo colpito con un machete e una comunità che chiede sicurezza. Di fronte a episodi di questa gravità, lo Stato deve essere fermo: chi delinque deve rispondere delle proprie azioni e, quando previsto dalla legge, devono essere applicate anche le procedure di espulsione.

La cronaca di Crema riporta ancora una volta al centro una questione che non può essere liquidata con slogan o polemiche politiche: la sicurezza dei cittadini, soprattutto dei più giovani, deve essere una priorità assoluta.
Due giovani cittadini egiziani sono finiti in carcere con l’accusa di tentato omicidio dopo la brutale aggressione ai danni di due sedicenni. Uno dei ragazzi sarebbe stato colpito con un machete. Un episodio di una gravità tale da lasciare sgomenti e che impone una riflessione seria sul controllo del territorio, sulla prevenzione e sulla capacità dello Stato di intervenire con rapidità.
NON È UNA QUESTIONE DI ORIGINE, MA DI REGOLE
Bisogna essere chiari: non è l'origine di una persona a determinare la sua pericolosità. Sono i comportamenti a dover essere giudicati.
Ma proprio per questo, davanti a un'accusa così grave, non possono esistere zone grigie né messaggi di tolleranza verso la violenza.
Chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane. Chi aggredisce, minaccia o mette in pericolo la vita di altre persone deve affrontare la giustizia. E per chi non ha titolo a rimanere sul territorio, qualora ne ricorrano i presupposti previsti dalla legge, le procedure di espulsione devono essere concretamente applicate.
IL TEMPO DELL’IMPUNITÀ DEVE FINIRE
Per anni, troppi cittadini hanno avuto la sensazione che tra arresti, processi, provvedimenti e tempi della giustizia esistesse una distanza enorme dalla realtà quotidiana.
Una sensazione pericolosa.
Perché quando un ragazzo di sedici anni viene aggredito con un machete, la prima domanda non può essere soltanto politica o ideologica. Deve essere una domanda semplice: come è possibile che un giovane possa trovarsi vittima di una violenza così brutale?
Lo Stato deve dare una risposta.
Il Governo Meloni ha fatto della sicurezza uno dei propri punti qualificanti e, in situazioni come questa, la linea della fermezza appare necessaria. La sicurezza non può essere considerata un tema di destra o di sinistra: è un diritto fondamentale di tutti.
PRIMA LE VITTIME
Al centro devono esserci i due ragazzi aggrediti e le loro famiglie.
Prima delle discussioni politiche vengono le vittime. Prima delle giustificazioni vengono i fatti. Prima delle polemiche viene il diritto di ogni cittadino a poter uscire di casa senza paura.
Un Paese serio non aspetta che la violenza diventi tragedia per intervenire.
Servono prevenzione, presenza delle forze dell'ordine, controllo delle aree più problematiche, interventi tempestivi e soprattutto certezza delle conseguenze per chi commette reati gravi.
ACCOGLIENZA E LEGALITÀ DEVONO CAMMINARE INSIEME
L'Italia può essere un Paese accogliente, ma l'accoglienza non può significare assenza di regole.
Chi arriva deve sapere che esistono diritti, ma anche doveri. E tra questi c'è il rispetto assoluto della legge e delle altre persone.
Quando questo principio viene violato, lo Stato deve intervenire senza esitazioni, naturalmente nel pieno rispetto delle garanzie previste dall'ordinamento e dell'esito dei procedimenti giudiziari.
Non esistono cittadini di serie A e di serie B. Non esistono vittime che meritano meno attenzione. E non può esistere una giustizia diversa a seconda di chi commette il reato.
Crema, insieme alle altre città italiane che negli ultimi anni hanno registrato episodi di violenza e criminalità, non deve diventare soltanto l’ennesima notizia di cronaca.
Deve diventare un campanello d’allarme per lo Stato e per le istituzioni. La sicurezza non può essere affrontata caso per caso, città per città, emergenza dopo emergenza. Servono prevenzione, controlli, certezza della pena e, quando ricorrono i presupposti di legge, procedure di espulsione effettive.
Perché dietro ogni aggressione ci sono persone, famiglie e cittadini che chiedono semplicemente di poter vivere senza paura. La sicurezza non è un privilegio: è un diritto.
Deve diventare l'occasione per ribadire un principio elementare: in Italia la violenza non può diventare normalità. La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto.
Altro da Cronaca
CronacaPESTE SUINA E CINGHIALI, L’ALLARME NEL LAZIO: VIETARE I PICNIC NON PUÒ ESSERE LA SOLUZIONE
Nuovi casi a Riano e restrizioni in 20 Comuni e due Municipi di Roma. Ma l’emergenza non può essere scaricata sui cittadini: il vero problema è una presenza sempre più invasiva dei cinghiali, che rappresenta un rischio sanitario e anche per la sicurezza della popolazione
Cronaca
