CULTURA: ANTONELLO DI PINTO, ALLA RICERCA DEI CAPOLAVORI PERDUTI: DA CARAVAGGIO ALLA SCRITTURA
Pittore, scrittore e studioso d’arte originario di Lavello, lavora in Spagna dal 1990 nel settore delle case d’asta. La scoperta dell’“Ecce Homo” a Madrid nel 2021 ha portato il suo nome all’attenzione internazionale.

ROMA – Dalla ricerca di opere dimenticate nei cataloghi delle case d’asta alla riscoperta di capolavori della pittura italiana, fino alla scrittura, dove i grandi maestri diventano protagonisti di storie che intrecciano arte, spiritualità e vicende umane. È il percorso di Antonello Di Pinto, pittore, scrittore, studioso e ricercatore d’arte originario di Lavello, in Basilicata, che dal 1990 opera in Spagna collaborando con importanti case d’asta e occupandosi della ricerca e della valutazione di opere di grandi maestri.
Il suo nome è diventato noto a livello internazionale nel marzo 2021, quando individuò in un catalogo della casa d’aste Ansorena di Madrid un dipinto raffigurante l’Ecce Homo, inizialmente catalogato come opera riconducibile all’ambito di Jusepe de Ribera. Di Pinto riconobbe nell’opera elementi che lo portarono a ipotizzare una possibile attribuzione a Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, contribuendo a innescare una vicenda destinata a coinvolgere la comunità internazionale degli studiosi.
Il dipinto, ritirato dalla vendita per consentire ulteriori approfondimenti, è stato successivamente oggetto di indagini e studi storico-artistici che hanno portato al riconoscimento dell’opera come un Caravaggio. La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo della ricerca, dell’intuizione e del confronto scientifico nella ricostruzione della storia delle opere d’arte.
L’attività di Di Pinto non si limita al caso del maestro lombardo. Tra le opere da lui individuate figura anche il San Giuseppe col bastone fiorito di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, datato 1632 e conservato presso il Museo dell’Iglesia Nacional Española di Roma. Nel corso della sua carriera ha inoltre lavorato alla ricerca di dipinti riconducibili ad altri importanti protagonisti della pittura italiana, tra cui Mattia Preti, Francesco Solimena, Antonio Balestra e Giovan Battista Gaulli.
Accanto alla ricerca, Di Pinto ha sviluppato un’intensa attività letteraria. Nei suoi libri la conoscenza della pittura antica diventa uno strumento per esplorare la dimensione privata dei grandi artisti, andando oltre le opere e le tradizionali ricostruzioni biografiche.
Nel romanzo Caravaggio. Il portale per arrivare a Dio, pubblicato da Armando Curcio Editore, l’autore racconta il pittore attraverso le sue inquietudini, le passioni e la ricerca di una dimensione spirituale. La narrazione ricostruisce l’atmosfera della Roma seicentesca, restituendo al lettore non soltanto il genio artistico del Merisi, ma anche la complessità dell’uomo.
La sua produzione comprende anche Michelangelo. A due centimetri dall’eternità, pubblicato da Curcio nel 2026. Il titolo richiama la distanza tra le dita di Dio e quelle di Adamo nella volta della Cappella Sistina, immagine simbolica della tensione dell’artista verso una perfezione continuamente ricercata. Attraverso la figura di Michelangelo, Di Pinto affronta il rapporto tra talento, solitudine, desiderio e aspirazione all’assoluto.
Il suo percorso comprende così due dimensioni complementari: da una parte, la ricerca e lo studio delle opere, con l’obiettivo di ricostruirne identità e storia; dall’altra, la scrittura, che restituisce ai protagonisti della storia dell’arte la loro umanità.
Dalla Basilicata alla Spagna, passando per le grandi collezioni e i musei, la carriera di Antonello Di Pinto racconta il lavoro spesso poco visibile che precede la riscoperta di un capolavoro. Un’attività nella quale osservazione, conoscenza storica e confronto scientifico possono contribuire a riportare alla luce opere capaci di arricchire il patrimonio artistico e di riaprire nuove prospettive di studio.
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