Istanbul, cambio al vertice del Consolato: la sfida dei visti e il rapporto con cittadini e studenti
Istanbul, cambio al vertice del Consolato italiano: ora la sfida è riconquistare fiducia e efficienza

ISTANBUL- Paolo Michele Di Giandomenico è il nuovo Console Generale d’Italia a Istanbul. Sul tavolo una questione particolarmente delicata: il funzionamento dei servizi consolari e, soprattutto, la gestione delle richieste di visto.
Dal 24 agosto 2026 il Consolato Generale d’Italia a Istanbul ha un nuovo responsabile. Paolo Michele Di Giandomenico, diplomatico di carriera, ha assunto ufficialmente l’incarico dopo aver ricoperto, dal 2023, il ruolo di Capo della Segreteria del Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nel suo primo messaggio alla comunità italiana ha indicato con chiarezza le priorità: migliorare i servizi, semplificare le procedure e rafforzare il rapporto con cittadini italiani e comunità turca.
Ed è proprio sui servizi consolari e sulla gestione dei visti che il nuovo Console Generale potrebbe trovarsi davanti a una delle questioni più delicate.
Da tempo circolano infatti, tra cittadini turchi, studenti, famiglie e persone che intendono recarsi in Italia, numerose lamentele riguardanti tempi, procedure e difficoltà nell'ottenimento dei visti. Non tutte queste testimonianze possono naturalmente essere considerate una prova di irregolarità o di cattivo funzionamento: ogni domanda deve essere valutata individualmente e secondo la normativa vigente.
Ma quando le segnalazioni diventano numerose e persistenti, la questione merita comunque di essere verificata.
Particolarmente sensibile è il caso degli studenti. Per l'anno accademico 2026/2027 il Consolato di Istanbul ha previsto procedure specifiche per gli studenti pre-iscritti attraverso Universitaly, con appuntamenti gestiti attraverso il servizio esterno iDATA. La stessa sede diplomatica precisa però che l'accettazione da parte di un'università italiana non conferisce automaticamente il diritto al visto.
È una distinzione importante. Il consolato deve verificare documenti, requisiti, disponibilità economiche, finalità del viaggio e rispetto delle condizioni previste dalla legge. Non esiste un diritto automatico al visto solo perché una persona è stata ammessa da un'università o ha ricevuto un invito.
Allo stesso tempo, però, il sistema deve funzionare con trasparenza, tempi ragionevoli e comunicazioni chiare. Uno studente che ha già pagato tasse universitarie, affitto e altri costi organizzativi può trovarsi in una situazione estremamente difficile se la risposta arriva troppo tardi o se non comprende quali siano le ragioni di un eventuale rifiuto.
Il problema, quindi, non è chiedere che vengano concessi visti a tutti. Il problema è assicurare che chi possiede realmente i requisiti possa ottenere una risposta corretta, tempestiva e comprensibile.
Lo stesso principio vale per i visti turistici. Non tutti coloro che chiedono di entrare in Italia intendono trasferirsi stabilmente nel Paese. Ci sono persone che vogliono semplicemente visitare l'Italia, incontrare parenti e amici, conoscere città, cultura e patrimonio italiano e poi tornare in Turchia.
È proprio qui che il sistema deve essere capace di distinguere tra chi non possiede i requisiti e chi, invece, presenta una richiesta legittima e documentata.
Una riflessione personale può aiutare a comprendere il problema. In passato, anche persone invitate personalmente da cittadini italiani, con garanzie e documentazione predisposte, si sono trovate ad affrontare valutazioni e risposte difficili da comprendere. Questo tipo di esperienza, da solo, non dimostra un malfunzionamento del sistema, ma evidenzia quanto sia importante spiegare con chiarezza perché una domanda viene accettata o respinta.
Il nuovo Console Generale arriva quindi in una fase nella quale sarebbe utile voltare pagina, senza pregiudizi e senza processi sommari.
Non si tratta di concedere visti senza controlli. Al contrario: i controlli devono essere seri, rigorosi e professionali. Ma proprio per questo devono essere anche efficienti, imparziali e trasparenti.
Il Consolato rappresenta l'Italia all'estero. I suoi funzionari non sono semplicemente chiamati ad applicare procedure burocratiche: svolgono un ruolo fondamentale nel rapporto tra l'Italia e il Paese ospitante.
Il nuovo Console Generale ha già parlato di “costante miglioramento e semplificazione” dei servizi e della necessità di facilitare gli scambi tra le comunità italiana e turca.
Questa può diventare la vera sfida della nuova gestione: trasformare le lamentele in un'occasione per migliorare il sistema.
Chi non ha diritto al visto deve ricevere un diniego. Chi presenta documenti falsi o non possiede i requisiti deve essere fermato. Ma chi ha tutti i requisiti e vuole semplicemente studiare, lavorare, fare turismo o incontrare la propria famiglia deve poter contare su un sistema che funzioni.
Perché la severità nei controlli non deve significare inefficienza. E la sicurezza non deve diventare un ostacolo burocratico per chi rispetta le regole.
Istanbul rappresenta uno dei principali ponti tra Italia e Turchia. Il nuovo Console Generale ha ora l'opportunità di dimostrare che rigore, professionalità e attenzione verso le persone possono convivere.
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