Svizzera, la neutralità torna al centro del dibattito: il “no” parte in vantaggio
A un mese dal voto del 27 settembre, il 54% degli svizzeri è contrario all’iniziativa che propone una neutralità più rigida. Favorevole il 42%: decisivi il ruolo internazionale della Confederazione e la possibilità di adottare sanzioni

La neutralità svizzera torna al centro del confronto politico in vista delle votazioni federali del 27 settembre 2026. Secondo il primo sondaggio realizzato per la SSR da gfs.bern, l’iniziativa promossa da Pro Suisse, che punta a inserire nella Costituzione una concezione più rigorosa della neutralità, parte in salita.
Il 54% degli intervistati dichiara infatti di voler respingere la proposta, mentre il 42% si pronuncia a favore. Il restante 4% non ha ancora deciso.
Il tema divide profondamente il Paese e riapre una questione centrale per la politica estera svizzera: la neutralità deve essere rigida e vincolante oppure deve poter essere adattata alle circostanze internazionali?
Due visioni contrapposte
Il fronte favorevole all’iniziativa sostiene che una definizione più rigida nella Costituzione garantirebbe maggiore chiarezza e impedirebbe interpretazioni diverse della neutralità a seconda delle situazioni.
I contrari temono invece che una neutralità troppo rigida possa limitare la capacità della Svizzera di reagire alle crisi internazionali. Tra gli argomenti più convincenti per il fronte del “no” c’è proprio la possibilità per Berna di adottare sanzioni contro Stati responsabili di violazioni del diritto internazionale.
La questione assume particolare rilevanza in un contesto geopolitico segnato da guerre, tensioni tra grandi potenze e crescente pressione sui Paesi neutrali affinché assumano posizioni più nette.
Il peso dell'UDC
Il consenso all'iniziativa è particolarmente forte tra gli elettori dell'Unione democratica di centro (UDC), dove circa l'86% degli intervistati sostiene il progetto.
Negli altri principali schieramenti politici prevale invece il “no”. Anche tra gli elettori senza una precisa appartenenza politica e tra coloro che mostrano maggiore diffidenza nei confronti del Governo federale emerge un sostegno significativo alla proposta.
Si conferma inoltre una differenza tra città e campagne: nelle aree urbane il 59% degli intervistati è contrario, mentre nelle zone rurali l'iniziativa riesce a ottenere una maggioranza, seppure molto contenuta.
Una generazione più critica
Il sondaggio evidenzia anche differenze generazionali. Tutte le fasce d'età risultano complessivamente più orientate verso il “no”, ma tra gli over 65 l'opposizione alla proposta appare ancora più marcata.
Secondo l'analisi di gfs.bern, il rapporto di questa generazione con la neutralità è fortemente influenzato dall'esperienza della Guerra fredda, quando la Svizzera mantenne la propria neutralità militare e giuridica, pur rimanendo strettamente inserita nel contesto occidentale.
Il voto sull'alimentazione
Nella stessa giornata gli svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi anche sull'iniziativa sull'alimentazione, che chiede alla Confederazione di promuovere maggiormente la produzione e il consumo di alimenti di origine vegetale.
Su questo tema il quadro appare molto più incerto: il 49% degli intervistati è contrario, mentre il 47% sostiene l'iniziativa. Il 4% è ancora indeciso.
Tra gli svizzeri residenti all'estero, invece, il sostegno raggiunge il 58%.
Una campagna ancora tutta da giocare
I risultati rappresentano soltanto una fotografia dell'opinione pubblica a poco più di un mese dal voto. La campagna elettorale potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri.
Secondo gfs.bern, inoltre, le iniziative popolari tendono frequentemente a perdere consensi durante la fase finale della campagna. Per questo motivo, allo stato attuale, l'ipotesi più probabile resta una bocciatura dell'iniziativa sulla neutralità il 27 settembre.
Il voto sarà comunque particolarmente importante: non si tratta soltanto di decidere una modifica costituzionale, ma di definire quale ruolo la Svizzera intenda assumere in un mondo sempre più segnato da conflitti, sanzioni e nuove divisioni geopolitiche.
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