POVERTÀ, ALLARME TRA LE FAMIGLIE STRANIERE: IL 35,2% VIVE IN POVERTÀ ASSOLUTA
Alleanza contro la povertà: «Lavorare spesso non basta». Oltre 716mila famiglie con almeno uno straniero sono in condizioni di povertà assoluta

ROMA – In Italia la povertà colpisce in misura particolarmente forte le famiglie con componenti stranieri. Nel 2024 viveva in povertà assoluta il 35,2% delle famiglie composte esclusivamente da stranieri, contro il 6,2% delle famiglie di soli italiani. È uno dei dati rilanciati da Alleanza contro la povertà nella terza puntata della serie di approfondimenti “La povertà non ha ferie”.
Considerando tutte le famiglie con almeno uno straniero, l'incidenza della povertà assoluta raggiunge il 30,4%, pari a circa 716mila nuclei familiari. Particolarmente significativo anche il dato sul lavoro: è in povertà il 29,1% delle famiglie con stranieri nelle quali la persona di riferimento è occupata, contro il 4,2% delle famiglie italiane.
Secondo l'organizzazione, tra i principali fattori pesano le basse retribuzioni, la precarietà occupazionale e la concentrazione dei lavoratori stranieri nei settori con maggiore incidenza di lavoro discontinuo e qualifiche meno retribuite. I dati del Ministero del Lavoro indicano infatti che la retribuzione media annua dei lavoratori non comunitari è inferiore del 30,4% rispetto a quella dell'insieme dei lavoratori.
RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI
Il rapporto richiama anche la situazione dei richiedenti asilo. Nel 2024 in Italia sono state presentate 151.120 domande d'asilo, mentre le Commissioni territoriali hanno esaminato 78.565 prime istanze. Alla fine dello stesso anno risultavano circa 180mila richiedenti asilo in attesa di una decisione, in una situazione di forte precarietà sociale ed economica.
Per chi è ospitato nei centri governativi o nei CAS è previsto un contributo per le spese personali di 2,50 euro al giorno, mentre per chi rimane fuori dal sistema di accoglienza non è previsto un sostegno economico specifico.
La vulnerabilità riguarda anche i rifugiati già riconosciuti. Secondo una stima UNHCR citata da Alleanza contro la povertà, il 43,5% vive in povertà assoluta, mentre il 67% si trova sotto la soglia di povertà relativa.
MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI
Un altro capitolo riguarda i minori stranieri non accompagnati. Al 31 luglio 2026 erano 13.601 quelli presenti in Italia, secondo i dati del Ministero del Lavoro. Il 74% aveva 16 o 17 anni, una fascia d'età particolarmente delicata in vista del passaggio alla maggiore età.
Nel 2025, inoltre, 6.090 minori stranieri non accompagnati si sono allontanati volontariamente dalle strutture di accoglienza. Per Alleanza contro la povertà, il passaggio ai 18 anni rappresenta un momento critico, soprattutto quando vengono meno le reti di protezione e non sono garantiti percorsi adeguati verso formazione, lavoro e autonomia abitativa.
IL NODO DELLA REMIGRAZIONE
Nel documento viene affrontato anche il tema della cosiddetta “remigrazione”, tornato al centro del dibattito politico. La proposta di legge popolare presentata nel gennaio 2026 prevede, tra le altre misure, un fondo destinato alla remigrazione e incentivi per il rientro nei Paesi d'origine.
Secondo Alleanza contro la povertà, politiche di questo tipo rischiano di sottrarre risorse ai percorsi di integrazione e di aggravare la carenza di manodopera in alcuni settori. In Italia gli occupati stranieri sono 2 milioni e 514mila, pari al 10,5% del totale, con percentuali particolarmente elevate nei servizi, nell'agricoltura, nella ristorazione e nell'edilizia.
L'organizzazione chiede quindi di rafforzare le politiche di contrasto alla povertà, l'accoglienza, la formazione e l'accesso al lavoro, oltre a interventi contro lo sfruttamento e il lavoro povero.
«I fenomeni migratori non possono essere affrontati prevalentemente come una questione di ordine pubblico o di controllo dei confini – sottolinea Katia Scannavini, rappresentante di ActionAid nell'Alleanza contro la povertà – ma anche come una questione di politiche sociali, welfare, lavoro e accesso ai diritti».
L'obiettivo indicato è quello di garantire percorsi concreti di autonomia, soprattutto per le persone più vulnerabili e per i minori stranieri non accompagnati, evitando che la precarietà economica e sociale si trasformi in esclusione e sfruttamento.
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