Carceri fuori controllo? L’allarme di Nello Bongiovanni dopo l’evasione di Siracusa
L’ex sindacalista della Polizia penitenziaria denuncia: «Le carceri sono in mano ai detenuti». Una frase che riapre il dibattito sulla sicurezza e sull’autorità dello Stato negli istituti di pena.

Siracusa- L’evasione di un detenuto dal carcere di Siracusa riaccende i riflettori sulle condizioni di sicurezza degli istituti penitenziari siciliani e, più in generale, sul funzionamento del sistema carcerario italiano.
A intervenire sulla vicenda è Nello Bongiovanni, per anni sindacalista della Polizia penitenziaria e quindi profondo conoscitore delle dinamiche che caratterizzano la vita all’interno degli istituti di pena. Proprio la sua esperienza rende particolarmente pesanti le parole pronunciate a seguito dell’evasione: secondo Bongiovanni, «le carceri sono in mano ai detenuti».
Un'affermazione che, se confermata dalla realtà quotidiana degli istituti penitenziari, solleverebbe interrogativi di estrema gravità. Il carcere, per sua stessa natura, dovrebbe essere un luogo nel quale lo Stato esercita pienamente la propria autorità, garantendo sicurezza, rispetto delle regole e controllo degli spazi e delle attività.
E invece le parole dell’ex sindacalista pongono una domanda inevitabile: come può uno Stato consentire che all’interno delle proprie carceri alcuni detenuti arrivino a esercitare posizioni di comando, influenza o, addirittura, forme di gestione della vita dell’istituto?
Il tema non riguarda soltanto l’evasione di un singolo detenuto. Quello che emerge è una questione più ampia, legata alla capacità dell’amministrazione penitenziaria di mantenere il controllo degli istituti e di garantire condizioni adeguate di sicurezza sia per gli agenti della Polizia penitenziaria sia per gli stessi detenuti.
Gli episodi di aggressioni, tensioni e carenze di personale che periodicamente vengono denunciati dalle organizzazioni sindacali contribuiscono ad alimentare un quadro nel quale gli operatori penitenziari si trovano spesso a lavorare in condizioni difficili.
In questo contesto, l'evasione di Siracusa diventa dunque l'occasione per interrogarsi sullo stato di salute del sistema carcerario. Se un ex sindacalista della Polizia penitenziaria, conoscitore diretto delle dinamiche interne, arriva a sostenere che gli istituti siano «in mano ai detenuti», la questione non può essere liquidata come una semplice polemica.
Occorre capire cosa accade realmente dietro le mura delle carceri: chi esercita l'autorità, quali siano i livelli effettivi di sicurezza e se esistano situazioni nelle quali gruppi di detenuti riescano a imporre regole, gerarchie o comportamenti agli altri.
Sono interrogativi che chiamano direttamente in causa lo Stato e l'amministrazione penitenziaria. Perché il carcere può e deve essere un luogo di rieducazione, come stabilisce la Costituzione, ma non può trasformarsi in uno spazio nel quale l'autorità pubblica risulti indebolita o, peggio ancora, sostituita da forme di potere interne.
L'allarme lanciato da Bongiovanni merita quindi di essere verificato e approfondito. Non per alimentare contrapposizioni, ma per comprendere se dietro una singola evasione vi sia soltanto una falla nella sicurezza oppure il sintomo di una difficoltà più profonda nel sistema penitenziario.
La domanda finale resta quella più semplice e, al tempo stesso, più inquietante: se davvero le carceri sono «in mano ai detenuti»?(di Nicolò Cristaldi)
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