Nepal e Tibet travolti dalla catastrofe: 472 morti e oltre 2.500 dispersi. Ora cresce anche il rischio di una nuova alluvione
Il pericolo non è ancora finito

Una tragedia di proporzioni drammatiche sconvolge il cuore dell’Himalaya. Tra il nord del Nepal e la regione cinese del Tibet, una devastante alluvione improvvisa, accompagnata da frane e colate di fango, ha cancellato strade, ponti, abitazioni e infrastrutture, lasciando dietro di sé centinaia di vittime e una lunga lista di dispersi.
Secondo gli ultimi dati disponibili, in Nepal sono state confermate 469 vittime, mentre sul versante tibetano le autorità cinesi hanno comunicato 3 morti. Il numero complessivo dei dispersi supera invece 2.500 persone. I bilanci continuano tuttavia a cambiare man mano che le squadre di soccorso riescono a raggiungere le zone più isolate.
La furia dell'acqua ha cancellato interi villaggi
La tragedia è partita dall’area himalayana al confine tra Nepal e Tibet. Un enorme collasso di ghiaccio, roccia e terreno ha riversato una massa impressionante di acqua, fango e detriti nei corsi d’acqua della zona.
La piena ha travolto tutto ciò che ha incontrato lungo il suo percorso: edifici, strade, ponti, impianti energetici e collegamenti essenziali. In alcune aree nepalesi interi insediamenti sono rimasti sommersi dal fango.
La zona di Gyirong, sul versante tibetano, è diventata uno dei principali epicentri dell’emergenza. Il valico di Gyirong, importante collegamento terrestre tra Cina e Nepal, è stato gravemente colpito dalla massa di acqua e detriti.
In Tibet 558 persone risultano disperse
Le autorità cinesi hanno comunicato un dato particolarmente drammatico: nella contea di Gyirong, nella prefettura di Xigazê, risultano 558 persone disperse, tra cui 260 cittadini stranieri. Tre persone sono state confermate morte.
Le autorità hanno immediatamente evacuato le popolazioni che vivevano nelle aree considerate a rischio e hanno mobilitato squadre di soccorso provenienti anche da Pechino e Chengdu.
I media cinesi hanno inoltre mostrato immagini impressionanti dell'area colpita, dove la forza della colata di fango ha trasformato il paesaggio e distrutto importanti infrastrutture.
Anche la stampa locale cinese sta seguendo con grande attenzione la situazione. Il quotidiano malese in lingua cinese Oriental Daily ha riportato i dati delle autorità di Xigazê, confermando i 3 morti e i 558 dispersi sul lato tibetano, dei quali 260 stranieri.
Il pericolo non è ancora finito
Ed è questo l'aspetto che in queste ore preoccupa maggiormente i soccorritori.
A monte della zona devastata si è formato un enorme lago di sbarramento, creato dall'accumulo di terra, rocce e detriti. L'acqua ha continuato a salire fino a iniziare a tracimare.
Il lago contiene ormai circa 2,5 milioni di metri cubi d'acqua e si trova a monte del valico di Gyirong. Un eventuale cedimento dello sbarramento potrebbe provocare una nuova ondata improvvisa di acqua, fango e detriti verso valle.
Per questo motivo, le autorità hanno dovuto temporaneamente sospendere alcune operazioni di soccorso e ordinare a personale e residenti di spostarsi verso zone più elevate e sicure.
Anche le squadre cinesi impegnate nei soccorsi sono state allontanate dalle aree considerate più pericolose. Il rischio non riguarda soltanto una nuova alluvione, ma anche possibili frane, crolli e valanghe.
Migliaia di persone aspettano notizie
Dall'altra parte del confine, in Nepal, l'esercito, la polizia e le squadre di soccorso continuano a scavare tra fango e detriti alla ricerca dei dispersi.
Sono state utilizzate anche squadre cinofile ed elicotteri, mentre migliaia di persone sono state evacuate o trasferite dalle zone maggiormente esposte. Secondo le autorità, oltre 3.200 persone sono state trasportate in elicottero dalle aree colpite. (AP News)
Tra i dispersi ci sono anche numerosi stranieri, compresi turisti, escursionisti e pellegrini. Famiglie provenienti da diversi Paesi stanno cercando disperatamente informazioni sui propri cari.
Una tragedia che riaccende l'allarme sul clima
La catastrofe riporta inoltre al centro dell'attenzione la crescente vulnerabilità dell'Himalaya.
Gli esperti stanno studiando il ruolo avuto dal collasso di ghiaccio e roccia e le possibili connessioni con l'aumento delle temperature nella regione. Il riscaldamento globale sta modificando rapidamente gli ambienti glaciali dell'Himalaya, aumentando il rischio di fenomeni improvvisi legati alla destabilizzazione di ghiacciai e versanti.
Gli scienziati invitano tuttavia alla prudenza: non è ancora possibile attribuire direttamente questo singolo evento al cambiamento climatico, anche se l'aumento delle temperature rende alcune condizioni di instabilità più frequenti e pericolose.
L'Himalaya resta con il fiato sospeso
Mentre le squadre di soccorso continuano a cercare sopravvissuti, il cielo e i fiumi della regione restano sotto osservazione.
La priorità è ora duplice: salvare le persone ancora intrappolate e impedire che il lago formatosi a monte provochi una seconda catastrofe.
Il bilancio umano è già devastante, ma potrebbe purtroppo aumentare nelle prossime ore. In questa parte dell'Himalaya, dove montagne, ghiaccio e acqua possono trasformarsi in pochi minuti in una forza distruttiva incontrollabile, migliaia di persone attendono ancora una notizia.
La tragedia non è ancora finita. E mentre i soccorritori scavano nel fango, l'intera regione resta in allerta per il rischio di una nuova ondata.
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