UEFA contro Infantino: «Gestione disastrosa e abuso di potere». Il calcio europeo rompe il silenzio
Ritirato il boicottaggio delle competizioni FIFA, ma lo scontro con il presidente della FIFA entra in una fase ancora più dura: la UEFA denuncia una grave crisi di fiducia e valuta un’azione penale

MILANO-La battaglia tra UEFA e FIFA non è finita. Anzi, dopo mesi di tensioni, lo scontro sembra essere entrato in una fase ancora più delicata. Il calcio europeo ha deciso di ritirare la minaccia di boicottaggio delle competizioni FIFA, ma non ha ritirato le proprie accuse nei confronti della gestione del presidente Gianni Infantino.
Al centro della polemica c’è soprattutto il modo in cui, secondo la UEFA, il presidente della FIFA avrebbe utilizzato il proprio enorme potere decisionale per portare avanti iniziative strategiche senza un adeguato confronto con le federazioni e con gli organismi del calcio internazionale.
Il caso più controverso riguarda il progetto FIFA Forward Enterprise, un’operazione che ha provocato fortissime reazioni all’interno del mondo del calcio. Il progetto è stato successivamente ritirato, ma per la UEFA il passo indietro non è sufficiente a ricostruire la fiducia.
Il messaggio arrivato dall’Europa è particolarmente duro: la fiducia è stata infranta.
La UEFA contesta una gestione che considera sempre più centralizzata, nella quale decisioni di enorme importanza per il futuro del calcio mondiale sarebbero state concentrate nelle mani di pochi dirigenti. È proprio questo il nodo politico della vicenda: fino a che punto il presidente della FIFA può utilizzare i poteri conferiti dal proprio incarico per decidere la direzione strategica dell'organizzazione?
La questione non riguarda soltanto un singolo progetto. Riguarda il modello di governance del calcio mondiale.
Nei documenti collegati alla vicenda, la UEFA arriva a utilizzare espressioni durissime, parlando di una gestione che potrebbe avere anche rilevanza penale. L'organismo europeo starebbe inoltre valutando la possibilità di promuovere un'azione giudiziaria in Svizzera.
Si tratta, naturalmente, di accuse e valutazioni espresse dalla UEFA che dovranno essere eventualmente verificate dalle autorità competenti. Non esiste, allo stato, una responsabilità penale definitivamente accertata nei confronti di Infantino.
Ma politicamente il messaggio è inequivocabile.
L'Europa non vuole più assistere passivamente a decisioni che ritiene fondamentali per il futuro del calcio prese senza un confronto sufficientemente ampio. Le 55 federazioni UEFA rappresentano una parte centrale del sistema mondiale e chiedono maggiore trasparenza, controllo e partecipazione nelle decisioni che riguardano competizioni, ricavi e futuro istituzionale della FIFA.
Il ritiro del boicottaggio evita per il momento una guerra aperta che avrebbe potuto coinvolgere direttamente giocatori, club e nazionali. Ma non significa che la crisi sia stata superata.
Al contrario, la partita si sposta ora sul terreno della governance e, potenzialmente, della giustizia.
Infantino dispone di un enorme potere all'interno della FIFA. Ed è proprio questo potere a essere diventato uno degli elementi più discussi: chi controlla chi decide? Chi garantisce che le decisioni del vertice siano sempre nell'interesse dell'intero movimento calcistico e non soltanto di una parte?
Queste domande accompagneranno inevitabilmente il futuro della FIFA.
Perché il calcio non è soltanto un business globale, né soltanto una gigantesca macchina sportiva. È un sistema che coinvolge federazioni, club, giocatori, tifosi e milioni di persone in tutto il mondo.
La UEFA, questa volta, ha scelto di non fermare il calcio con un boicottaggio. Ma ha deciso di continuare la battaglia in un altro modo.
E il messaggio rivolto a Infantino è forte: il potere non può significare decidere tutto da soli.
La vera partita, adesso, non si gioca su un campo da calcio. Si gioca sul futuro della FIFA e sulla credibilità di chi la guida.
Se vuoi, posso anche renderlo ancora più duro e polemico, in stile editoriale da prima pagina, mantenendo però un linguaggio giornalisticamente prudente sulle accuse.
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