CAVO DRAGONE: «LA RUSSIA STA TESTANDO LA SOGLIA, NON POSSIAMO NORMALIZZARE LE MINACCE»
Il presidente del Comitato militare della Nato: «Grave negare la pericolosità delle minacce. La zona grigia si è ristretta»

La guerra ibrida russa rappresenta una minaccia sempre più concreta per l’Europa e la sicurezza degli Alleati. A lanciare l’allarme è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, che interviene sulle tensioni tra Germania e Russia dopo il caso del drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia.
«Continuiamo ad assistere a gravi prese di posizione nel negare la pericolosità o addirittura l’esistenza delle minacce», afferma Cavo Dragone, sottolineando come questo atteggiamento rischi di ostacolare la necessità, ormai inderogabile, di investire nella sicurezza.
Secondo l’ammiraglio, il quadro sta cambiando rapidamente. «La minaccia si sta evolvendo anche sul piano qualitativo», spiega, osservando che il caso di Lipsia non appare come un episodio isolato o improvvisato. Il riferimento è al materiale di livello militare portato nelle immediate vicinanze di un aereo all’interno di un aeroporto di un Paese alleato.
Un episodio che, secondo Cavo Dragone, deve essere letto insieme ad altri segnali: i droni sul fianco orientale della Nato, gli incendi negli impianti legati alla produzione destinata all’Ucraina, le interferenze dei sistemi GPS e gli attacchi informatici.
«È un salto di qualità evidente», sottolinea. E anche se sulle esplosioni avvenute a Colleferro le indagini sono ancora in corso, il fatto che ogni incidente venga immediatamente valutato anche nell’ottica di un possibile sabotaggio dimostra, secondo l’ammiraglio, il clima di crescente tensione nel quale l’Europa si trova.
LA ZONA GRIGIA SI RESTRINGE
Cavo Dragone ribadisce la sua definizione della situazione: «Non siamo in guerra, ma non siamo più in una condizione di pace piena». Tuttavia, avverte, quella zona grigia nella quale si muovono le minacce ibride «si è ristretta».
«La Russia sta testando dove sta la soglia», afferma. Ed è proprio questa progressiva pressione sotto la soglia del conflitto aperto a rendere più fragile l’equilibrio europeo.
La strategia ibrida, spiega, sfrutta soprattutto l’ambiguità. Ma quando gli episodi aumentano e diventano più evidenti, «quella stessa ambiguità diventa sempre meno credibile».
Per Cavo Dragone, dunque, non bisogna correre il rischio di considerare questi episodi come una nuova normalità. «Un attacco fallito resta un attacco», sottolinea, spiegando che normalizzare sabotaggi, droni, cyberattacchi e interferenze significherebbe accettarli come parte del paesaggio quotidiano e indebolire, di conseguenza, la capacità di deterrenza.
NATO, DIFESA AEREA E RISPOSTA ALLE MINACCE
Di fronte a questa evoluzione, la prima linea di risposta rimane nazionale, attraverso forze di polizia, intelligence e protezione delle infrastrutture strategiche. Ma la Nato opera parallelamente attraverso la condivisione delle informazioni, l’attribuzione degli attacchi e il coordinamento tra gli Alleati.
Cavo Dragone cita inoltre il rafforzamento delle iniziative di sorveglianza e difesa sul fianco orientale, la protezione delle infrastrutture critiche e lo sviluppo di sistemi integrati contro i droni.
Quanto alla possibilità di una risposta militare in caso di vittime, l’ammiraglio evita scenari ipotetici e ricorda che la decisione finale spetta al Consiglio della Nato.
«Il nostro compito è garantire che, qualunque cosa il Consiglio decida, le opzioni siano già pronte e graduate», spiega.
LA DETERRENZA NON È SOLO DIPLOMATICA
Sul rapporto con Mosca, Cavo Dragone ritiene che la deterrenza non possa essere affidata esclusivamente agli strumenti diplomatici ed economici.
La risposta, sostiene, deve combinare strumenti politici, economici, informativi e militari. L’obiettivo è impedire alla Russia di operare sotto la soglia del conflitto contando sull’impunità.
«Il punto è far capire alla Russia che non può operare sotto soglia contando sull’impunità», afferma.
Secondo l’ammiraglio, inoltre, se l’obiettivo dell’azione di Lipsia fosse stato quello di indebolire il sostegno europeo all’Ucraina e dividere gli Alleati, il risultato sarebbe stato esattamente opposto: una maggiore consapevolezza della minaccia e una rinnovata necessità di mantenere coesa l’Alleanza.
«NATO 3.0»: EUROPA E CANADA PIÙ FORTI
Cavo Dragone guarda anche all’evoluzione del rapporto tra Europa, Canada e Stati Uniti. Il futuro dell’Alleanza, spiega, non va interpretato come un disimpegno americano dall’Europa, ma come una nuova distribuzione delle responsabilità.
«Stiamo andando verso un’Alleanza in cui Europa e Canada assumono la responsabilità primaria, mentre le capacità americane restano essenziali per la deterrenza e la difesa collettiva», afferma.
Una trasformazione che definisce «Nato 3.0»: un’Europa e un Canada più forti all’interno di un’Alleanza altrettanto forte.
E proprio la partecipazione alla Conferenza dei Capi di Stato Maggiore della Difesa delle nazioni dell’Indo-Pacifico, in Canada, offre secondo Cavo Dragone una prospettiva più ampia.
La sicurezza europea e quella dell’Indo-Pacifico, infatti, sono sempre più collegate. «Ciò che accade nell’Indo-Pacifico pesa direttamente sulla nostra sicurezza», osserva.
La sfida, dunque, non riguarda più soltanto i confini orientali dell’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, droni, interferenze e pressione geopolitica stanno modificando la natura stessa della sicurezza internazionale.
Per Cavo Dragone, la risposta passa soprattutto dalla capacità degli Alleati di leggere insieme queste minacce, rafforzare la deterrenza e, soprattutto, evitare che l’eccezionale diventi normale.
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