SERBIA E BULGARIA AL VOTO: DUE ELEZIONI CHE POSSONO RIDISEGNARE GLI EQUILIBRI EUROPEI
Le due elezioni non determinano da sole il futuro dell’Europa, ma possono incidere su dossier strategici per Bruxelles. In Serbia, il nodo riguarda la credibilità delle istituzioni, la lotta alla corruzione e la possibilità di rilanciare il percorso di adesione all’Ue.

BELGRADO– Due Paesi dei Balcani, due consultazioni differenti e un interrogativo comune sul futuro politico dell’Europa. Serbia e Bulgaria sono chiamate alle urne in una giornata elettorale che mette al centro il rapporto con Mosca, il conflitto in Ucraina, il ruolo dell’Unione europea e la tenuta delle istituzioni democratiche nella regione.
SERBIA, LA SFIDA DEGLI STUDENTI A VUČIĆ
In Serbia si svolgono le elezioni parlamentari anticipate, convocate dopo mesi di proteste contro il governo e le accuse di corruzione e scarsa trasparenza nella gestione della cosa pubblica. La consultazione rappresenta una delle sfide più significative per il sistema politico costruito attorno ad Aleksandar Vučić, protagonista della vita istituzionale del Paese da oltre un decennio.
La mobilitazione studentesca è nata dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, il primo novembre 2024, tragedia nella quale morirono 16 persone. La richiesta di accertare le responsabilità si è progressivamente trasformata in una più ampia protesta contro la corruzione, le pressioni sulle istituzioni e le condizioni del sistema democratico. Nel corso dei mesi, il movimento ha coinvolto anche cittadini, lavoratori e altri settori della società, fino a presentarsi alle urne con una propria lista elettorale.
Il principale confronto è tra la lista sostenuta dagli studenti e quella guidata dal Partito progressista serbo, la formazione al potere associata a Vučić. Il voto riguarda i 250 seggi dell’Assemblea nazionale. Secondo la Commissione elettorale, sono circa 6,45 milioni gli elettori registrati, chiamati a scegliere tra 18 liste.
La partecipazione è uno degli elementi decisivi della giornata. Secondo le stime dell’organizzazione indipendente CRTA, alle 10 l’affluenza aveva raggiunto il 19,8%, contro il 9,8% registrato alla stessa ora nelle elezioni parlamentari del 2023. Le rilevazioni iniziali indicano dunque una partecipazione particolarmente elevata, ma non consentono di anticipare il risultato finale.
La campagna è stata caratterizzata da una forte polarizzazione e da contestazioni sulle condizioni di equità della competizione. Organizzazioni di monitoraggio e osservatori internazionali hanno sollevato preoccupazioni riguardo al pluralismo dei media, alle pressioni sugli attivisti e alle condizioni in cui si svolge il confronto politico. Vučić e i suoi sostenitori respingono le accuse di autoritarismo e rivendicano i risultati ottenuti in materia di infrastrutture, crescita economica e stabilità.
L’esito avrà conseguenze anche sul percorso europeo di Belgrado. La Serbia è candidata all’adesione all’Ue, ma il processo resta condizionato dai progressi sullo Stato di diritto, sull’indipendenza delle istituzioni e sull’allineamento della politica estera agli orientamenti europei. Il Paese mantiene infatti rapporti significativi con Mosca e Pechino, cercando al tempo stesso di preservare i legami con Bruxelles.
Un eventuale cambiamento politico potrebbe riaprire il confronto sulle riforme e sui rapporti con l’Unione. Al contrario, una maggioranza fragile o una contestazione dei risultati rischierebbero di prolungare la crisi interna. Per questo, oltre alla distribuzione dei seggi, saranno determinanti la trasparenza dello scrutinio e l’accettazione dell’esito da parte delle forze politiche.
BULGARIA, LA PRESIDENZA TRA RUSSIA, UCRAINA E SICUREZZA NEL MAR NERO
In Bulgaria gli elettori scelgono invece il presidente della Repubblica. La competizione si svolge in un clima segnato dall’aumento del costo della vita, dalle preoccupazioni energetiche e dalle ricadute della guerra in Ucraina sulla sicurezza del Mar Nero.
Tra i principali candidati figurano la presidente uscente Iliana Iotova, sostenuta dalla formazione Bulgaria Progressista e dal Partito socialista, e l’ex primo ministro ad interim Andrey Gyurov, appoggiato da forze riformiste favorevoli a un orientamento più nettamente occidentale. In corsa vi sono complessivamente 27 candidati.
I sondaggi pubblicati alla vigilia del voto indicavano Iotova in testa, con Gyurov come principale concorrente. Una rilevazione Gallup International Balkan diffusa dall’agenzia bulgara BTA attribuiva a Iotova e al suo vice Kiril Valchev il 43,2% del sostegno tra gli intervistati intenzionati a votare, contro il 29,7% per Gyurov e il suo vice Georgi Kandev. Si tratta di stime preelettorali, non di risultati ufficiali. La possibilità che nessun candidato raggiunga la maggioranza necessaria rende concreto lo scenario di un secondo turno, previsto per il primo novembre.
Sebbene il presidente bulgaro non eserciti direttamente il potere esecutivo quotidiano, la carica ha un peso istituzionale rilevante: comprende funzioni di rappresentanza, competenze in materia di difesa e la possibilità di rinviare leggi al Parlamento per un nuovo esame. La presidenza può inoltre influenzare il dibattito pubblico e gli orientamenti strategici del Paese.
La politica verso Mosca e Kiev è uno dei principali punti di divisione. Iotova sostiene una soluzione diplomatica al conflitto e una riduzione dell’escalation militare, mentre Gyurov è favorevole a un sostegno più deciso all’Ucraina e a una cooperazione più stretta con gli alleati occidentali. Il confronto si inserisce in una società nella quale convivono posizioni diverse sul rapporto storico con la Russia e sull’appartenenza alla comunità euro-atlantica.
A rendere più urgente il tema della sicurezza sono stati anche i recenti attacchi con droni contro navi mercantili nel Mar Nero, che hanno provocato vittime e dispersi e accresciuto le preoccupazioni per la navigazione commerciale e le infrastrutture marittime. La Bulgaria, membro dell’Ue e della Nato, si trova così a dover affrontare le conseguenze regionali di un conflitto che coinvolge direttamente la sicurezza delle rotte e degli scambi.
IL PESO PER L’EUROPA
Le due elezioni non determinano da sole il futuro dell’Europa, ma possono incidere su dossier strategici per Bruxelles. In Serbia, il nodo riguarda la credibilità delle istituzioni, la lotta alla corruzione e la possibilità di rilanciare il percorso di adesione all’Ue. In Bulgaria, il voto può influenzare gli equilibri interni e il dibattito sulla posizione del Paese rispetto alla Russia, all’Ucraina e alla cooperazione con gli alleati occidentali.
Per l’Unione europea, la sfida consiste nel mantenere una prospettiva credibile di integrazione per i Balcani occidentali, senza rinunciare ai criteri democratici richiesti ai Paesi candidati, e nel rafforzare la sicurezza sul fianco orientale. I risultati, insieme alle modalità con cui saranno condotti gli scrutini e gestite eventuali contestazioni, saranno quindi osservati con attenzione dalle istituzioni europee.
La giornata elettorale si presenta come un passaggio importante per entrambi i Paesi. Più che una scelta geopolitica già definita, il voto apre una fase in cui le nuove maggioranze, o gli eventuali equilibri parlamentari e istituzionali, dovranno tradurre le promesse della campagna in decisioni concrete. È da queste scelte che dipenderà il loro impatto sui rapporti con Bruxelles e sugli equilibri europei.

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