FESTA DEL CINEMA DI ROMA, VINCE “I SEE BUILDINGS FALL LIKE LIGHTNING”. PREMIATI ANCHE PAOLO PIETROBON E ANTHONY BOYLE
Dalla regia di Rafiki Fariala con “Congo Boy” alla migliore interpretazione femminile di Victoria Luengo: la 21ª edizione celebra un cinema attento alle fragilità sociali, alle relazioni umane e ai cambiamenti del nostro tempo.

ROMA – Una serata dedicata al cinema d’autore, alle storie di vita e alle trasformazioni della società ha concluso la 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, diretta da Paola Malanga. La cerimonia di premiazione, ospitata nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, è stata condotta dalla modella francese Ema Stokholma, scrittrice e conduttrice radiotelevisiva.
Il festival, ufficialmente riconosciuto come manifestazione competitiva dalla FIAPF, la Federazione internazionale delle associazioni dei produttori cinematografici, ha proposto anche quest’anno un programma ricco di opere, generi e linguaggi, con particolare attenzione alle questioni sociali, ai rapporti generazionali e alle contraddizioni del mondo contemporaneo.
La giuria, presieduta dal regista polacco Jan Komasa, ha assegnato il premio per il miglior film a “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard, opera che racconta l’avventurosa vita di cinque amici d’infanzia, chiamati ad affrontare le difficoltà dell’esistenza e a confrontarsi con il peso delle scelte, delle responsabilità e dei legami personali.
Il film si distingue per il suo sguardo realistico e per la capacità di raccontare l’amicizia attraverso le prove della vita, la sofferenza e le trasformazioni individuali. Per la forza del suo impianto narrativo e per l’attenzione riservata alle dinamiche sociali, l’opera richiama, pur nella diversità delle storie e dei contesti, la tradizione del grande cinema italiano, da “C'era una volta in America” di Sergio Leone a “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri, oltre al realismo sociale che ha caratterizzato parte della filmografia del britannico Ken Loach.
IL GRAN PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA A “THE LIFE AND DEATHS OF WILSON SHEDD”
Il Gran Premio Speciale della Giuria è andato a “The Life and Deaths of Wilson Shedd” di Tim Blake, film che affronta il tema del riscatto personale attraverso una storia segnata da fragilità, errori e possibilità di cambiamento.
Al centro del racconto c’è una donna, insegnante di scrittura, intrappolata in un matrimonio sbagliato e in una condizione esistenziale difficile. La sua vita assume una nuova direzione quando decide di insegnare in un carcere di massima sicurezza in Oklahoma, dove incontra Wilson Shedd, un detenuto condannato a morte dotato di uno straordinario talento letterario.
Il rapporto che si sviluppa attraverso la scrittura apre uno spazio di confronto tra mondi apparentemente inconciliabili e restituisce alla parola il valore di uno strumento di conoscenza, emancipazione e riscatto. Il film mette così in evidenza il potere della cultura anche nei luoghi più estremi, interrogandosi sulla possibilità di riconoscere l'umanità oltre gli errori e le condanne.
MIGLIORE REGIA A RAFIKI FARIALA PER “CONGO BOY”
Il premio per la migliore regia è stato assegnato a Rafiki Fariala per “Congo Boy”, film musicale liberamente ispirato alla vita del regista e ambientato a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana.
L'opera si colloca in un territorio cinematografico nel quale musica, esperienza personale e osservazione della realtà si intrecciano, offrendo uno sguardo su un contesto sociale e culturale spesso lontano dai principali circuiti della narrazione internazionale.
Attraverso il linguaggio musicale e una prospettiva legata alla propria esperienza, Fariala porta sullo schermo una storia che mette al centro l'identità, le aspirazioni e le difficoltà quotidiane. Il riconoscimento premia una regia capace di utilizzare la musica non soltanto come elemento espressivo, ma anche come strumento per raccontare una realtà umana e sociale.
VICTORIA LUENGO MIGLIORE ATTRICE PER “SANTS”
Il premio per la migliore attrice è stato assegnato alla spagnola Victoria Luengo, protagonista di “Sants” di Mikel Gurrea, interprete apprezzata anche per il suo percorso nel cinema d'autore.
Il film affronta temi quali la fede, la solitudine e il bisogno di amare, raccontando percorsi di riscatto e la ricerca di nuove possibilità quando la vita sembra aver esaurito ogni via d'uscita.
La prova di Luengo si inserisce in una narrazione che esplora le contraddizioni interiori dei personaggi, le loro fragilità e la necessità di ritrovare un senso anche nelle situazioni più complesse. Un riconoscimento che valorizza la capacità dell'attrice di restituire profondità emotiva a una storia incentrata sulle relazioni umane e sulla ricerca di una seconda possibilità.
L'ITALIA PROTAGONISTA: EX AEQUO A PAOLO PIETROBON E ANTHONY BOYLE
Tra i riconoscimenti più significativi per il cinema italiano figura il premio per il miglior attore, assegnato ex aequo a Paolo Pietrobon per “Brianza” di Simone Catania e ad Anthony Boyle per “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard.
In “Brianza”, Pietrobon è protagonista di un racconto che restituisce un ritratto amaro e struggente di un'Italia che cerca di mostrarsi prospera, mentre dietro l'immagine del benessere emergono contraddizioni, fragilità e difficoltà sociali. Il film si confronta con una realtà nella quale le apparenze possono nascondere un disagio più profondo, offrendo uno spaccato delle tensioni che attraversano la società contemporanea.
Il riconoscimento condiviso con Anthony Boyle sottolinea, invece, la forza delle interpretazioni nel film di Barnard, già premiato come miglior opera della manifestazione. Due percorsi diversi, accomunati dalla capacità di dare volto e voce a personaggi inseriti in contesti complessi, segnati dalle difficoltà e dalla ricerca di un equilibrio personale.
IL PREMIO DEL PUBBLICO A “MUSTANG” E “CONGO BOY”
Il Premio Speciale del Pubblico ha premiato ex aequo due opere differenti per linguaggio e impostazione: “Mustang”, secondo film da regista dell'attrice Kasia Smutniak, e “Congo Boy” di Rafiki Fariala.
Il riconoscimento attribuito a “Mustang” conferma l'interesse del pubblico per un cinema che esplora la realtà attraverso prospettive personali e un linguaggio capace di superare i confini tra racconto individuale e riflessione collettiva.
Con “Congo Boy”, invece, il pubblico ha premiato un'opera in cui musica, identità e contesto sociale diventano elementi centrali di una narrazione legata all'esperienza del suo autore.
La doppia assegnazione restituisce l'immagine di una manifestazione nella quale convivono sensibilità artistiche diverse, unite dalla volontà di raccontare storie che abbiano un legame concreto con la realtà.
UN FESTIVAL CHE GUARDA ALLA SOCIETÀ E ALLE NUOVE GENERAZIONI
La 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma si chiude con un quadro articolato di opere e riconoscimenti, nel quale emerge una particolare attenzione alle trasformazioni sociali, alle relazioni umane e alle difficoltà che attraversano le diverse generazioni.
Dalle storie di amicizia e dolore raccontate da Clio Barnard alle possibilità di riscatto esplorate da Tim Blake, passando per la dimensione musicale e autobiografica di Rafiki Fariala, il cinema si conferma uno strumento per interpretare una realtà in continuo cambiamento.
A prevalere, nella selezione premiata, è un cinema che privilegia i contenuti, la qualità della scrittura e la profondità dei personaggi rispetto alla ricerca esclusiva dello spettacolo e degli effetti speciali. Un cinema che affronta le contraddizioni del presente, le disuguaglianze, le fragilità individuali e il bisogno di ricostruire legami in una società attraversata da trasformazioni profonde.
La Festa del Cinema di Roma si conferma così uno spazio di incontro tra autori, interpreti e pubblico, capace di mettere in dialogo esperienze e culture differenti. Un festival nel quale le storie personali diventano occasioni per interrogarsi sulle questioni collettive e nel quale il grande schermo continua a offrire uno sguardo critico sul mondo.
Perché il cinema, oltre a raccontare sogni e immaginazione, può aiutare a comprendere le inquietudini di un'epoca che ha appena cominciato a cambiare.
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