INDUSTRIA CHIMICA, L’EUROPA PERDE 37 MILIONI DI TONNELLATE DI CAPACITÀ PRODUTTIVA: IN ITALIA PRODUZIONE OLTRE IL 13% SOTTO I LIVELLI DEL 2021
Tra il 2022 e il 2025 il settore chimico europeo ha registrato una contrazione significativa della propria capacità industriale. In Italia la produzione resta ben al di sotto dei livelli precedenti, alimentando le preoccupazioni sulla competitività del sistema manifatturiero.

ROMA- L’industria chimica europea attraversa una fase di profonda difficoltà. Tra il 2022 e il 2025 il continente ha perso circa 37 milioni di tonnellate di capacità produttiva, pari a circa il 9% del totale. Un arretramento che segnala le crescenti pressioni su uno dei comparti strategici dell’economia europea, fondamentale per numerose filiere industriali, dalla farmaceutica all’automotive, dall’agroalimentare all’edilizia.
La contrazione della capacità produttiva rappresenta un campanello d’allarme per l’intero sistema industriale. La chimica, infatti, costituisce una componente essenziale delle catene di approvvigionamento: fornisce materie prime, intermedi e prodotti indispensabili alla realizzazione di beni utilizzati quotidianamente da imprese e consumatori. Una riduzione strutturale della produzione può quindi ripercuotersi su numerosi settori, aumentando la dipendenza dalle forniture estere e mettendo sotto pressione la sicurezza degli approvvigionamenti.
ITALIA, PRODUZIONE ANCORA LONTANA DAI LIVELLI DEL 2021
Il quadro italiano appare altrettanto preoccupante. La produzione chimica nazionale si trova oltre il 13% al di sotto dei livelli del 2021, evidenziando le difficoltà di un comparto importante per il tessuto manifatturiero del Paese.
Il dato mette in luce una perdita di slancio che interessa una filiera caratterizzata da un elevato grado di integrazione con altri comparti produttivi. La chimica italiana è infatti legata a doppio filo alla capacità delle imprese di mantenere competitività, investire in innovazione e sostenere i costi energetici e industriali.
La flessione della produzione rischia di avere conseguenze che vanno oltre i confini delle singole aziende. Quando diminuisce la capacità di produrre sul territorio nazionale, le imprese utilizzatrici possono trovarsi maggiormente esposte alle oscillazioni dei prezzi internazionali, alle interruzioni delle forniture e alla concorrenza dei produttori extraeuropei.
COMPETITIVITÀ E AUTONOMIA INDUSTRIALE SOTTO PRESSIONE
La perdita di capacità produttiva europea solleva una questione centrale per la politica industriale: come mantenere in Europa una base produttiva sufficiente a garantire competitività, occupazione e autonomia strategica?
La chimica è un settore ad alta intensità energetica e richiede investimenti consistenti in impianti, ricerca e tecnologie. In un mercato globale caratterizzato da condizioni produttive differenti, il costo dell’energia, la disponibilità di materie prime, la domanda industriale e il quadro normativo possono incidere sulle decisioni di investimento delle aziende.
La riduzione degli impianti e della capacità produttiva può inoltre generare un effetto a catena. Se un sito industriale chiude o riduce stabilmente la propria attività, non viene meno soltanto una parte della produzione: possono indebolirsi anche le reti di fornitori, i servizi specializzati e le competenze professionali che ruotano attorno allo stabilimento.
Per l’Italia, dove la chimica è collegata a numerose filiere manifatturiere, la tenuta del settore assume quindi un valore strategico. Il problema non riguarda esclusivamente i volumi prodotti, ma anche la capacità di conservare competenze, attrarre capitali e sviluppare tecnologie necessarie alla trasformazione industriale.
LA SFIDA DEL RILANCIO
I dati relativi al periodo 2022-2025 delineano una tendenza che richiede attenzione da parte delle istituzioni europee e nazionali. La priorità è creare condizioni che consentano alle imprese di investire, innovare e competere senza compromettere gli obiettivi ambientali e la trasformazione tecnologica del settore.
Per raggiungere questo obiettivo sarà decisivo affrontare i fattori che pesano sulla competitività industriale, favorire investimenti negli impianti e nei processi produttivi e sostenere la ricerca. Al tempo stesso, occorrerà valutare le conseguenze della contrazione produttiva sulle filiere a valle, sull’occupazione e sulla dipendenza dalle importazioni.
La perdita di 37 milioni di tonnellate di capacità produttiva in Europa e il divario superiore al 13% registrato in Italia rispetto al 2021 descrivono una difficoltà che non può essere letta soltanto in termini congiunturali. La questione riguarda il futuro della base industriale europea e la capacità del continente di continuare a produrre beni e materiali essenziali per la propria economia.
La sfida, per l’Europa e per l’Italia, è evitare che la riduzione della capacità produttiva si trasformi in un indebolimento duraturo del sistema manifatturiero, con conseguenze sulla competitività, sugli investimenti e sull’autonomia industriale.
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